Anche il Dalai Lama vuole il crocifisso a scuola.

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Dopo secoli di scomuniche, Concordati, interferenze, logge massoniche e via dicendo, qualcuno avrebbe potuto pensare che, in fondo, la Chiesa di Roma ha il potere necessario a continuare a indirizzare (fatto riconosciuto trasversalmente da molti analisti seri, a destra come a sinistra) le scelte politiche del laico Stato italiano, anche dopo le leggi sull’aborto e il divorzio.

Ma non deve essere dello stesso avviso il Dalai Lama, che sfruttando la passerella mediatica della sua visita a Roma, in occasione della V Conferenza mondiale dei parlamentari per il Tibet, ha dichiarato, come riportato dall’Adnkronos, che, a proposito del crocifisso nelle aule, “è importante mantenere le tradizioni”.

Il capo spirituale ha anche avuto un incontro con il presidente della Camera Fini, e ha ricordato che gli indipendentisti sono “sempre pronti a dialogare con i rappresentanti della Repubblica Cinese“.

Ma il Governo cinese, come ricordato anche in occasione della visita dei giorni scorsi di Obama (che aveva rifiutato di ricevere ufficialmente il Dalai Lama), continua a considerare indiscutibilmente “territorio cinese” la regione del Tiber.

Dalai Lama che, quindi, dovrà forse rinunciare alla sua idea di un nuovo stato teocratico in terra asiatica, accontendosi della nostrana Città del Vaticano.
E dei crocifissi della aule italiane.

Mattia Nesti.

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