“Habemus decisionem” dai giudici brasiliani: torna Cesare Battisti al di qua dell’Oceano

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I giudici del Supremo Tribunal Federal di Brasilia, riunitisi in aula dalle 18 di questo pomeriggio, si sono espressi: Cesare Battisti tornerà in Italia. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, raggiunto telefonicamente dai giornalisti dell’Ansa, spiega che non tutto è ancora deciso.

Sono nuovamente in camera di consiglio, infatti, in questo momento, i giudici presieduti da Gilmar Mendes, per decidere se la firma del presidente Lula sia un dovuto o discrezionale. In quest’ultimo caso, ciò significherebbe che Lula può rifiutare l’estradizione”.

Proprio su questo fatto contava, in effetti, lo stesso Cesare Battisti, nel dedicare lettera e digiuno alla solidarietà del presidente Lula, che per decidere si è detto legato ancora a quanto avrebbero pronunciato i giudici.

Azzardando una previsione, saranno proprio i giudici del Supremo Tribunal a togliere “le castagne dal fuoco” al sempre più imbarazzato Lula, decidendo di considerare obbligatoria costituzionalmente la sua firma, e togliendolo dunque da questa grave responsabilità. Grave nemmeno molto, poi, dal momento che la odierna malasorte di Battisti è solamente quella di tornare in Italia, dove non c’è regime dittatoriale o pena di morte ad attenderlo.

Le campagne promosse in Italia dall’opinione pubblica, non ultima quella di non comprare più prodotti brasiliani per protesta, hanno creato un clima di pressione cui il Brasile, Paese solidale quanto solare, non poteva certo continuare a sottostare. Ora finalmente la pace è tornata.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini esprime “grande soddisfazione”, ed ogni incidente diplomatico è scongiurato, come la rigida tensione di questo periodo fra Brasile ed Italia. Anche se continuiamo, in questo momento, a fare i conti senza l’oste, dal momento che una infinitesimale possibilità che stiamo continuando a non considerare sarebbe quella della firma rifiutata da parte di Lula, se i giudici gli concedono questa opzione.

Sandra Korshenrich

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