Presentata alla Camera proposta sul voto alle amministrative per gli extracomunitari

Il palazzo di Montecitorio

Il palazzo di Montecitorio

Il vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino, aveva già proposto una cittadinanza “di qualità”, ovvero piuttosto selezionata, da concedere dopo cinque anni di residenza in Italia, a condizione di aver frequentato corsi di lingua ed educazione civica, quindi di dimostrare, con apposito esame, una certa padronanza e condivisione delle tradizioni e dei costumi della nazione di cui si vuol far parte, con tanto di giuramento davanti alla italica bandiera.

L’idea gode della massima approvazione da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini, che si esprime in questi termini: “l’Italia che non ha un passato coloniale ma una storia di emigrazione, dovrebbe riflettere a fondo su cosa significa integrazione”.

Oggi la proposta  di legge bipartisan presentata alla Camera prevede il diritto di voto alle elezioni comunali e circoscrizionali per gli extracomunitari residenti in Italia da almeno cinque anni. La proposta viene da esponenti della maggioranza e dell’opposizione, ad esclusione della sola Lega.  L’iniziativa legislativa è sottoscritta da Walter Veltroni, Salvatore Vassallo del Pd, Flavia Perina e Fabio Granata del Pdl, Leoluca Orlando dell’Idv e Roberto Rao dell’Udc.

Proprio per garantire il proseguimento degli interessi morali ed intellettuali, e non solo pratici ed economici, il libero voto dovrebbe aprire allo straniero regolarmente soggiornante in Italia (dal momento che di stranieri, comunque, ce ne sono e ce ne saranno, come fa notare Veltroni) la partecipazione, e l’inclusione in quell’intento comune che fa del patrimonio di valori di una nazione la sua forza.

Sandra Korshenrich

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