Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica La Gelmini si rivolge agli studenti, per non dire nulla

La Gelmini si rivolge agli studenti, per non dire nulla

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A dare ascolto al Ministro gli oltre duecentomila studenti scesi in piazza martedì scorso per protestare contro lo smantellamento della scuola pubblica e le politiche del Governo, sarebbero tutti pericolosi e reazionari (sic!) militanti dei centri sociali.
Già, reazionari e conservatori. Perché le riforme targate Gelmini-Aprea causeranno solo “cambiamenti che sono indispensabili per sollevare il Paese dalla crisi per non accontentarci di un sistema della formazione che non è buono”.

“Puntare su una cultura dei risultati, su una diversa modalità di reclutamento degli insegnanti e abbassare l’età media dei ricercatori – ha aggiunto la Gelmini a margine del Forum Mondiale delle Regioni, a Milano – sono iniziative che i giovani non possono non condividere”.

“Rispetto chi manifesta il proprio dissenso ma invito i ragazzi a non schierarsi dalla parte della conservazione, e li invito a una riflessione e a un’approfondita conoscenza degli interventi del governo”.

Peccato che, nel suo fumoso intervento, il Ministro abbia totalmente ignorato i punti fondamentali della riforma della pubblica istruzione attuata dal Governo che sono al centro delle lotte di questi giorni.
In primo luogo i tagli dei fondi destinati alle scuole superiori, che entreranno in vigore a pieno regime dal prossimo anno scolastico, e che causeranno una sensibile regressione del livello qualitativo dell’insegnamento.
Inoltre, la totale mancanza di un progetto che affronti su scala nazionale l’emergenza dell’edilizia scolastica e i tagli indiscriminati al corpo dei docenti, che hanno già colpito migliaia di precari.

Ma ancora, il Ddl Aprea, che, mentre lo Stato riduce al minimo il proprio contributo al funzionamento della pubblica istruzione, apre le porte, in scuole superiori e Università, ai capitali privati di gruppi anche estranei al mondo della formazione, il che porterà alla trasformazione dei Consigli d’Istituto in Consigli d’Amministrazione, che non avranno più al centro, come già dovrebbe essere ma non è, l’obiettivo di formare e permettere a ogni studente di costruirsi un proprio percorso di studi che ne faccia un cittadino dotato di coscienza critica e un lavoratore qualificato e preparato, bensì l’interesse meramente industriale della singola azienda.
Se qualcuno ancora si domanda se ci si può fidare di un simile sistema, provi ad osservare come è nata e si evoluta la crisi economica che oggi si accanisce contro milioni di onesti lavoratori e di giovani precari.

Nel frattempo la FLC-Cgil e la Rete dei Precari, insieme a moltissime sigle studentesche, hanno confermato lo sciopero generale della formazione per il prossimo 11 dicembre.
Il 2 dicembre, inoltre, i collettivi e le associazioni degli universitari hanno annunciato iniziative di protesta in tutti gli Atenei del Paese.

Mattia Nesti

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