Dall’Università di Berkeley parte la lotta degli studenti americani

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Dopo lo sgombero di venerdì, quando le forze di polizia erano riuscite a sgomberare l’Università di Berkeley, occupata il giorno precedente da un centinaio di studenti che hanno resistito all’assedio per circa dieci ore, gli studenti americani promettono che questo “è solo l’inizio” e che il movimento è di nuovo in marcia.

Oltre alla storica sede californiana (da cui partì il movimento contro la guerra nel Vietnam) moltissime Università a stelle e strisce sono attraversate da mobilitazioni e azioni di protesta degli studenti, che contestano l’ennesimo, micidiale, aumento (32%) delle tasse scolastiche.
“Fee hike! We strike!”. Le tasse alle stelle, noi scioperiamo!

L’Università di Santa Cruz, altra storica sede californiana, era già stata occupata lo scorso 25 settembre, quando docenti, ricercatori, studenti e le varie figure del precariato accademico avevano deciso di aprire una nuova stagione di lotta, urlando che “we are your crisis“, “noi siamo la vostra crisi”.

Il documento che dava il via alle mobilitazioni, che proseguono ancora in questi giorni e in queste ore, diffuso dal collettivo Edu Factory, era intitolato “comunicato da un futuro assente“.

“Come la società  per la quale ha giocato il ruolo di servo fedele, l’università è ormai in bancarotta. La bancarotta non è solo finanziaria. E’ l’indice di un’insolvenza più fondamentale, un’insolvenza politica ed economica, che è andata creandosi nell’arco di un lungo periodo. Nessuno sa più quale sia davvero lo scopo dell’università. Lo intuiamo. Tramontato, ormai, il progetto di dare vita ad un cittadinanza colta ed educata, si è dissolto anche il vantaggio specifico della laurea- detentore una volta di un aggancio al mercato del lavoro. Queste sono solo fantasie adesso, residui spettrali che si aggrappano alle sale mantenute male. […] Denunciamo la privatizzazione dell’università e il suo sistema di governo autoritario, ma non cerchiamo riforme strutturali. Non chiediamo un’università libera ma una società libera. Un’università libera nel mezzo di una società capitalista è come la stanza di lettura di una prigione; serve solo come distrazione dalla miseria della vita quotidiana […] Ci vediamo sulle barricate“.

E le barricate, oggi, sono sorte in tutto il Paese. Contro l’aumento delle tasse scolastiche (15%, ad esempio, in Florida o a New York) e contro la crisi economica e la società che l’ha causata.

Mattia Nesti

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