Fischi degli ex allievi al giuramento delle cadette della Nunziatella

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Ieri, a Napoli, sette ragazze hanno prestato giuramento all’Esercito Italiano, in primo luogo, e all’Italia, poi, con indosso l’uniforme della Nunziatella.

Ora io, da ex allievo del Morosini (l’equivalente istituto della Marina), non potrei far altro che unirmi col pensiero agli ex allievi che ieri hanno accompagnato tale cerimonia con sonori fischi, richiamando alle centenarie tradizioni etc.: insomma, la scuola militare, le Armi … sono cose da maschi, hanno inteso affermare. Ma un comportamento di questo tipo potrebbe risultare inviso ai non “iniziati” e, in particolar modo, al gentil sesso; dunque mi astengo.

Vorrei però, più moderatamente, far presente che l’indignazione di quei giovani non è dovuta ad una diffusa misoginia ma, anzi, alla sensazione che quello che si è provato sulla propria pelle, che quello che si è vissuto in prima persona non sia propriamente femminile, ma bensì più adatto ad un pubblico di soli uomini. La ragione predominante, la logica che guida ogni gesto compiuto nei rinomati istituti ha la sua natura nell’amicizia, feroce e tacita, che si esprime giorno per giorno tra gli allievi e che si trasforma, sotto la severità delle stellette, in un gioco fatto di mosse e contromosse puramente maschili: e che lo si chiami nonnismo o tradizione, si sappia che aiuta a crescere, e a consolidare le amicizie che, col tempo, si rivelano vere. Dico ciò per chi ha pensato che l’opposizione dei ragazzi all’entrata delle “cadette” non avesse alcun fondamento se non, magari, in un ottuso cameratismo.

Se dovessi riassumere ciò che ha spinto gli ex allievi a spregiare l’entrata dell’altro sesso nei collegi militari, direi, in una parola: paura; paura di perdere un certo iter formativo, di effemianare un ambiente maschio; di interrompere, in definitiva, un generatore di amicizie e di esperienze inimitabile.

Secondo il mio modesto parere diversi sono i tempi e diverse sono le persone: probabilmente svaniranno le vecchie tradizioni e ne nasceranno di nuove, magari resterà tutto com’è sempre stato, poco importa. Ciò che conta davvero è quello che resta in ognuno di noi, quello che ci portiamo dietro. Il resto non sono che fischi o applausi.

 

Lorenzo Liguori

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