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Puglia, Partito Democratico spaccato dopo l’autocandidatura di Vendola

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Dopo il rinvio di ieri, attribuito dal partito a ragioni organizzative, è in corso in queste ore la riunione della segreteria regionale del Partito Democratico, che dovrà valutare la possibilità di appoggiare l’autocandidatura di Nichi Vendola alla presidenza della Regione Puglia.

Una riunione che lavorerà per evitare una spaccatura all’interno del partito che, in ogni modo, sarebbe più probabile qualora i dirigenti decidessero di proporre un candidato “democratico” concorrente al governatore uscente.
Larga parte del PD vorrebbe appoggiare Vendola, senza dover per questo rinunciare ai rapporti cuciti intorno alla “Alleanza per il Meridione“, che vedrebbe la partecipazione anche dell’Idv, dell’Udc e di altre forze più moderate.

Se riuscisse questa operazione volta a ricostruire uno schieramento di centrosinistra simile a quello di cinque anni fa, Vendola dovrebbe comunque compiere un vero e proprio “miracolo” politico, per recuperare lo svantaggio nei confronti del probabile sfidante Stefano Dambruoso, in vantaggio, secondo gli ultimi sondaggi, di circa 8 punti percentuali.

Un gap che potrebbe essere annullato, in linea teorica, se Vendola ricevesse l’appoggio elettorale dell’Udc e del movimento Io Sud, che, dopo l’ultimo rimpasto in giunta, fanno di fatto parte della maggioranza.

Allearsi con l’Udc di Cuffaro e Io Sud della Poli Bortone (nota fascista ex-missina), costringerebbe, con molta probabilità, Vendola a fare a meno dell’appoggio dell’Italia dei Valori e della Federazione della Sinistra (Rifondazione, Comunisti e soggetti della sinistra socialista e sindacale) che potrebbero contribuire alla nascita di un “terzo polo” (le due forze politiche sono insieme promotrici del No Berlusconi Day del prossimo 5 dicembre).

Si profila, quindi, un quadro politico quanto mai complesso e difficile da decifrare.
Anche perché Vendola è consapevole che le prossime elezioni regionali rappresentano per il suo percorso politico una vera e propria “ultima spiaggia“.

Il progetto di “Sinistra e Libertà“, su cui Vendola ha costruito la scissione da Rifondazione Comunista in nome di una presunta “unità della sinistra”, non esiste più.
I Verdi lo hanno abbandonato, gli ex-Ds non hanno più nessuna fiducia nel cammino fin qui prospettato e i Socialisti di Nencini, che rappresentavano un bacino di voti indispensabile in tutto il centro-sud, hanno abbandonato il “cantiere della sinistra” minacciando ritorsioni legali, che impedirebbero a Vendola e soci di usare il simbolo già visto alle scorse Elezioni Europee.

Perdere le elezioni in Puglia sancirebbe la fine non solo di “Sinistra e Libertà”, morta da tempo, ma anche l’impossibilità di Vendola e dei fuoriusciti da Rifondazione di continuare a sopravvivere politicamente.

Per cominciare questa lunga campagna elettorale Nichi ha quindi cominciato a ritirare fuori quel patrimonio di retorica di cui è maestro, tornando a parlare del “sogno di cambiare la Puglia” e della “primavera pugliese” di cui lui è il principale protagonista.
Tutto ciò per cercare di allontanare quanto più gli è possibile i mastodontici errori politici legati alla gestione della sanità, scoperchiati dai vari scandali legati alla figura di Tarantini, e all’apertura a realtà politiche (Udc e Io Sud) radicate nei sistemi di potere che tanto direbbe di voler combattere.

Mattia Nesti

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