Le accuse europee di Schulz e le smentite italiane

Massimo D'Alema

Massimo D'Alema

“Il governo italiano non ha mai ufficialmente proposto il nome di D’Alema. Questo è un fatto”. Basta poco a  Martin Schulz, presidente del Pse, per infiammare una diatriba politica che dal parlamento europeo arriva fino a casa nostra. Secondo l’eroparlamentare, infatti, la candidatura di Massimo D’ Alema a ministro degli Esteri europeo non sarebbe mai stata caldeggiata dal governo guidato da Silvio Berlusconi. Di più. “Mi risulta che Berlusconi abbia contattato alcuni primi ministri conservatori – continua Schultz – per chiedere di far cadere la candidatura di D’Alema”.

Il premier affida al ministro degli Eseri italiano, Franco Frattini la secca smentita: “Spendo solo due parole per replicare a Schulz, che è il vero autore del fallimento clamoroso di D’Alema: sono bugie e tutta l’Europa lo sa”. Rincara la dose Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che rimanda al mittente le accuse: “Tutti sanno bene che la scelta è stata determinata dal Pse”. Per Maurizio Gasparri: “Schulz, non ha ritegno. Le faide interne al suo partito e lui stesso sono state le cause uniche della bocciatura di D’Alema”. Ma le polemiche contro l’europarlamentare arrivano anche dall’opposizione. “All’interno della famiglia socialista – spiega Emma Bonino –  per varie ragioni, la decisione è stata presa da Gordon Brown e da Zapatero. E’ inutile quindi che Schulz dica che non è così, la candidatura di D’Alema è stata affossata dal Pse”.

Maria Saporito

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