PIL in crescita nel terzo trimestre: che cosa vuol dire?

Operai

L’Ocse ha pubblicato i dati che riguardano l’andamento del Prodotto Interno Lordo nel terzo trimestre di quest’anno.
L’economia italiana registra una crescita dello 0,6%, la prima dopo cinque trimestri negativi, inferiore alla media del G7 (+0,7%) ma superiore alla media Ue (+0,2%).

La maggioranza, come suo solito, si è autoincensata, affermando di leggere in questi dati le prove della fine della crisi e di una situazione italiana che sarebbe tra le migliori fra i Paesi colpiti dalla crisi.

Per quanto riguarda il secondo elemento: il dato italiano è inferiore a quello tedesco (+0,7%) e statunitense (+0,8%), mentre è superiore a quello francese (0,3%).
Dire, come Berlusconi ha più volte ripetuto, che l’Italia è uscita dalla crisi perché “cresce più della Gran Bretagna” è una falsità poiché prende come punto di riferimento una situazione economica che, al momento, è la peggiore a livello globale (-0,4%).

Per quanto riguarda il primo dato: sarebbe necessario, da parte dell’informazione nostrana, quel minimo di professionalità necessaria ad evitare di propinare dati senza dare uno straccio di valida interpretazione degli stessi.
Per capirsi: la crescita del PIL italiano in quest’ultimo trimestre non testimonia una crescita della ricchezza del Paese, come un normale cittadino sarebbe portato a pensare apprendendo la notizia, bensì il fatto che l’economia italiana, con questa flebile ripresa, ha raggiunto il livello di ricchezza che aveva nel 2003.

Si dovrebbe cominciare a ragionare, invece di farsi prendere da facili quanto illusori entusiasmi, su cosa potrebbe succedere se, con l’assestarsi della ripresa, dovesse tornare a crescere anche l’inflazione.
Uno scenario che vedrebbe aumentare il costo della vita in un Paese economicamente indietro di quasi sei anni.

L’ultimo dato da analizzare riguarda la disoccupazione, che è la vera emergenza di questa fase della crisi.

Secondo la Commissione dell’Unione Europea negli ultimi 15 mesi sono stati persi, nell’area UE, 4,3 milioni di posti di lavoro e, tuttavia, questo dato “é stato in qualche modo mitigato grazie al ricorso a orari di lavoro ridotti e ad altre soluzioni temporanee che non sono di per sé sufficienti per assicurare una facile uscita dalla crisi”.

La disoccupazione nel nostro Paese è attualmente intorno all’8% (in linea con la media UE) ma continuerà a crescere fino alla fine del 2011.
Per questo motivo la Commissione ritiene che “la disoccupazione di lunga durata continui ad essere una grave minaccia”.

Nel frattempo molte sedi del colosso delle telecomunicazioni Eutelia continuano ad essere occupate dai lavoratori, gli operai mantengono “sotto sequestro” l’Alcoa di Portovesme e la Lasme di Melfi mentre alcuni loro colleghi della Vynils di Porto Marghera hanno trascorso la notte sulle torri, alte 176 metri, in segno di protesta contro i licenziamenti.
Domani i lavoratori sciopereranno all’Alfa di Arese, alla Fincantieri di Ancona e in tutte le sedi Thyssenkrupp.
I precari della scuola, intanto, confermano la giornata di mobilitazione dell’11 dicembre.

Ma d’altronde il PIL del terzo trimestre è cresciuto dello 0,6%: la crisi è finita.

Mattia Nesti

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