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Basket: caccia al nuovo c.t. della Nazionale

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Dopo l’esonero di Carlo Recalcati, arrivato lo scorso 21 novembre, il presidente della Federazione Italiana Pallacanestro Dino Meneghin ha provveduto a rassicurare tutto l’ambiente: il posto di comando della panchina azzurra non resterà vacante per più di due settimane. E’ apertissima quindi la caccia al nuovo commissario tecnico della nostra Nazionale, dopo 8 anni di (iniziali) gioie e (successivi) dolori con Recalcati al timone. Caccia aperta, sì; ma i candidati?

Se si potesse organizzare un rapido sondaggio interno agli appassionati nostrani della palla a spicchi, il quorum verrebbe con facilità irrisoria raggiunto da un nome: Simone Pianigiani. Il coach dei 3 scudetti consecutivi del Montepaschi Siena sembra avere le caratteristiche ideali: l’uomo che non perde mai, dalla mentalità a dir poco vincente, in grado di garantire una esemplare organizzazione di squadra e una forte coesione del gruppo.

Il diretto interessato fa lo gnorri, ma allo stesso tempo poi si dichiara disponibile. Qual è allora il problema? E’ proprio la corazzata-Siena. Meneghin e lo stesso Recalcati, nel tracciare l’identikit del nuovo c.t. si sono trovati concordi su due punti: chi siederà su quella panchina dovrà essere italiano ed essere commissario tecnico a tempo pieno. Niente più allenatori a mezzo servizio, da dividere con un club; anche se questo club si chiama Montepaschi.

Se la volontà del presidente federale non muterà, sembrano esclusi a priori dalla corsa anche altri nomi certamente graditi dall’opinione pubblica: per esempio Ettore Messina, uno dei coach nostrani più vincenti della storia ma impegnato alla guida del Real Madrid, o Jasmin Repesa, croato che si può al massimo ritenere “italiano” solo di adozione, dopo 6 stagioni trascorse tra Bologna e Roma.

Chi ha in mente un nome differente che riesca ad accontentare tutti, le esigenze delle istituzioni cestistiche così come le ambizioni – più che lecite – dei tifosi, per favore alzi la mano. Oppure Meneghin e i suoi diano una dimostrazione di maggiore flessibilità, di elasticità nelle proprie convinzioni. Nel 2009 un c.t. part-time non è una bestialità ma una mossa al passo coi tempi, a cui il movimento del basket italiano attualmente derelitto non può rinunciare solamente in nome della tradizione.

Daniele Ciprari

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