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Nuovo reality Usa per perdere peso

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I reality sono sempre più realistici e lo show business non guarda più in faccia nessuno. Lo spettacolo deve continuare, anche se di mezzo c’è la salute dei concorrenti. In America i reality “perdi peso”, vanno alla grande. “The Biggest Loser” è uno degli show più seguiti della Nbc. La prima edizione è stata vinta da Ryan Benson: ha perso 60 chili, partendo da una stazza di 160, digiunando e disidratandosi fino a urinare sangue. Lo ha ammesso pubblicamente appena uscito dalla “casa dei matti” ed è stato messo da parte dagli autori del programma. Oggi, però, li ha ripresi quasi tutti e non parteciperà alla puntata finale di questa edizione. Kai Hibbard, arrivata in finale dopo aver perso 60 chili nella terza stagione, ha raccontato che, nelle ventiquattro ore prima della periodica “pesata” lei e i suoi rivali bevevano meno acqua possibile. Arrivata a pesare 70 chili alla fine dello show, Kai ne ha ripresi 15 in due settimane soltanto bevendo acqua. Un problema comune ai partecipanti, che in media riprendono il 20 per cento del peso perduto subito dopo la fine del programma. Il New York Times s’è occupato dello scandalo dei reality per dimagrire: “Biggest Losser”, in onda dal 2004 con versioni in Asia, Medio Oriente, Germania, Brasile, viene seguito da dieci milioni di spettatori alla settimana negli Stati Uniti e per la Nbc ed è uno degli programmi più popolari dopo il football. Oltre 200 mila persone si offrono ogni anno come concorrenti, lo show ha dato vita ad un business parallelo di prodotti dimagranti con un giro di affari valutato sui cento milioni di dollari. Ma l’ossessione diventa pericolosissima e rischia di uccidere i concorrenti o, quanto meno, di provocare esempi a catena che possono portare fino in ospedale. Magari si potrebbe inventare anche un reality post-ricovero, dove seguire il moribondo fino al suo ultimo stadio. Tanto ormai la vergogna non ha più limiti. Ormai anche le ragazze malate di cancro che hanno partecipato al “Big Brother” negli Usa e al “Big Boss” indiano si fanno seguire fino alla morte dalle telecamere. Clamoroso il caso di Jade Goody, capace prima di provocare l’indignazione di tutto il mondo per gli insulti razzisti a un’altra concorrente, la star di Bollywood Shilpa Shetty, suscitando forti manifestazioni di protesta in India che rischiano di degenerare in un incidente diplomatico tra i due Paesi e che le costano l’espulsione dal programma. E poi di commuoverlo con la sua malattia e con la scelta di “condividerla” con gli altri. Morirà di cancro al collo dell’utero a soli 27 anni. Ma torniamo al “The Biggest Loser”. Medici e dietologi indipendenti da tempo hanno gettato l’allarme convinti che il regime suggerito del programma prevede troppo rigide restrizioni caloriche e fino a sei ore al giorno di fatiche in palestra: i concorrenti in alcuni casi perdono oltre sette chili alla settimana e rischiano di crollare al suolo. Un dimagrimento troppo rapido porta quasi sempre problemi alla salute: la perdita di peso consigliata dai medici è di un massimo di un chilo alla settimana. Nel primo episodio dell’ultima stagione, infatti, due concorrenti sono finiti in ospedale, uno con l’eliambulanza dopo esser svenuto durante una sessione di jogging per un colpo di calore. Non aiuta il fatto che i partecipanti allo show partono decisamente fuori forma: nell’ultima stagione cinque concorrenti pesavano oltre due quintali. Ciò nonostante come gli altri avevano firmato una liberatoria attestante di trovarsi “in perfette condizioni di salute fisica e mentale”. Pur di partecipare ad un reality e ricercare la fama (o la fame!), si attesta pure il falso!  Nonostante le critiche da parte di moltissimi medici, alcuni dei quali hanno dichiarto che non si stupirebbero se qualche concorrente avesse un infarto durante il reality, Rob Huizenga, consulente sanitario di Biggest Loser, ribadisce che a suo avviso il programma è sicuro, ammettendo, però, che nel corso de passate stagioni sono state usate pratiche poco sicure per far dimagrire i concorrenti. Il reality, a quanto pare, non ha più confini. Nè dignità.

Andrea Bonino