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Verdone: “Mi piacerebbe morire durante un amplesso o in scena”

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“Mi piacerebbe morire durante un amplesso o in scena come Moliere. Certo morendo a letto ci si ritrova nella commedia all’italiana, fa subito “ride”. Ha esordito così, scherzando e in romanesco, Carlo Verdone nel corso del lungo incontro che ha avuto ieri a Roma con 200 studenti dell’Accademia di Cinema e Tv Act-Multimedia. L’attore e regista ha risposto alle domande dei ragazzi trattando i più vari temi sul mestiere dell’attore e del suo sguardo sulla società, prendendo spunto dal suo ultimo film “Io, loro e Lara”, in uscita a gennaio. A chi gli chiedeva come mai non avesse mai girato un film sulla Roma imperiale e papalina ha spiegato: “C’è chi lo fa molto meglio di me e poi non m’interessa. A me – ha continuato – intriga tanto l’oggi, il quotidiano, nei suoi casini, nelle sue miserie. La nostra società ora è molto confusa, viviamo in un momento molto brutto, non c’è più l’etica, che è diventata una parola d’avanguardia. Io sono un semplice pedinatore di italiani, cerco di rappresentarli con molta onestà”. Verdone ha anche spiegato che nelle sue pellicole sono presenti molti aspetti della sua vita privata. “Ci sono episodi, racconti, personaggi che ho conosciuto, vicende familiari. Su un film come “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” ho fatto un’autoanalisi che mi è servita. Anche se oggi mi manca un pò di quell’ansia che avevo durante quegli anni, era come un’adrenalina speciale, una piccola droga non pericolosa”. Secondo l’attore/regista il cinema italiano ha bisogno soprattutto di “soggettisti e sceneggiatori, non c’è narrativa. Spesso mi arrivano dei copioni a casa che sono tremendi. Invece ci vogliono storie solide, io ormai da anni me la canto e me la suono da solo con il mio gruppo di sceneggiatori. I soggettisti e gli sceneggiatori sono quelli che cambiano il cinema. Senza Zavattini, De Sica sarebbe stato un buon regista e un buon attore ma con lui è diventato immenso”. Per quanto riguarda l’essere attori Verdone ha detto: “E’ l’arte di nascondere l’arte. Pensiamo ad Anna Magnani e alla carica esplosiva che aveva in scena. Io mi accorgo se uno è bravo, ad esempio, da come muove le mani”. Verdone ha poi aggiunto che non avrebbe problemi ad essere diretto da un esordiente “ma prima vorrei vedere 3-4 corti che ha fatto e vorrei parlarci a lungo. D’altronde quando il talento c’è, si vede. Già da “L’imbalsamatore” si capiva che Garrone era un grande regista”. L’autore di “Viaggi di nozze” ha poi reso omaggio a Albero Sordi: “Io non ho copiato nulla da lui, in me forse a volte c’è più tolleranza e bonarietà. Però ho sempre ammirato moltissimo la sua gestualità. Era una maschera unica, e le maschere non hanno eredi”.

Andrea Bonino