Lega: razzismo contro la crisi, una ricetta che, forse, non funziona più

immigLa proposta della Lega Nord, presentata oggi come emendamento alla Finanziaria (qui), di mettere un tetto di 6 mesi a qualsiasi trattamento di sostegno al reddito (come la Cassa Integrazione) per i lavoratori residenti in Italia ma con cittadinanza in altri paesi, e quindi immigrati, mette in luce alcuni gravi aspetti dell’evolversi della politica del Governo.

Innanzitutto un dato economico.
Nonostante l’ottimismo e i sorrisi a trentadue denti, la crisi c’è e, nei prossimi mesi, comincerà a farsi sentire in modo sempre più pesante.
Sopratutto perché tutti quei lavoratori in Cassa Integrazione, che non vengono contati fra i disoccupati, hanno una possibilità prossima allo zero di non essere licenziati allo scadere degli effetti degli ammortizzatori sociali.

E questo il Governo lo sa benissimo. Per questo tutto l’enstablishment governativo cerca di nascondere sotto il tappeto gli effetti della crisi, eliminando dalla propria agenda politica le richieste dei lavoratori in mobilitazione (di cui gli operai dell’Alcoa che hanno manifestato ieri a Roma rappresentano solo la punta di un gigantesco iceberg) e diffondendo segnali d’ottimismo che una qualsiasi analisi assolutamente neutra e oggettiva smonterebbe completamente.
Basti pensare all’enfasi con cui Berlusconi annunciò che l’Italia era uscita dalla crisi perché cresceva più della Gran Bretagna.
Salvo accorgersi, tre giorni più tardi con la pubblicazione dei dati Ocse, che tutti i Paesi colpiti dalla crisi crescono più della Gran Bretagna.

Per questo la proposta della Lega non è la solita sparata razzista in stile “White Christmas”, bensì un elemento che rivela l’intenzione del partito di Bossi di cercare di difendere, in tutti i modi possibili, il consenso conquistato fra i lavoratori e gli operai del nord.
Anche se questo dovesse portare a proporre provvedimenti che scatenerebbero una fratricida guerra fra lavoratori italiani e lavoratori italiani con la pelle diversa, che fino a ieri hanno condiviso lo stesso lavoro e le stesse condizioni di vita.
Anche a costo, quindi, di favorire in maniera irresponsabile la crescita esponenziale, soprattutto nelle industrie del centro-nord, del lavoro nero.

Ma, forse, per una volta i compagni del Senatur hanno fatto male i conti.
Innanzitutto perché i lavoratori si sono accorti, in questo ultimo anno di crisi, che la Cassa Integrazione si tramuta quasi sempre in licenziamento, e non conta che duri uno o due mesi in più, a scapito dei lavoratori immigrati.

Ed anche perché negli ultimi mesi le mobilitazioni nate nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro in generale (si pensi ai tanti call center occupati in giro per l’Italia), hanno fatto vivere la quotidianità della lotta fianco a fianco a lavoratori italiani e immigrati, giovani e vecchi, uomini e donne.
E allora forse non basta più, come la Lega ha fatto, dire che la colpa della crisi è del lavoratore immigrato che hai accanto, perché si sta davvero diffondendo la consapevolezza che la colpa della crisi va ricercata solo nei piani alti dell’economia e della politica.

Mattia Nesti