Era pericoloso sul serio, l’autore delle minacce Br al Giornale

letteraLa lettera recapitata lo scorso 25 novembre alla redazione di Genova del  Giornale a firma Brigate Rosse, con tanto di stella a cinque punte per meglio rimarcarne la provenienza, non è rimasta anonima a lungo.

Un inesperto, Francesco Guzzardi, il 50enne autore che è stato grossolanamente tradito dalla sua scrittura. E’ bastata una semplice perizia calligrafica a smascherarlo. Inesperto, dicevamo, di lettere minatorie, della vita, e della sua altra professione, che sarebbe (disonorevole a dirsi) quella di giornalista.

Fu lo stesso destinatario delle minaccie, a scriversi da solo. Lo stesso eroe che, nell’edizione del giorno successivo, aveva già pronto, con l’occasione, lo spunto per un ricco articolo, di questo tenore: “Per me, non lo nego, il mio lavoro è una missione. Quella di raccontare i fatti, cercare i retroscena (…). Ho sempre ritenuto importante informare la gente di fatti che reputo gravi”.

Giornalismo d’inchiesta, dunque. “Impossibile non descrivere i disagi degli abitanti di San Gottardo – prosegue l’articolo – a causa di frequenti scippi, risse e vigliacche angherie alle quali sono sottoposte mamme e bambini”. Grazie al coraggio di certa informazione, dunque, si può sperare perfino di arrivare al nome di qualche crudelissimo scippatore. Ma più facilmente, il nome di qualche nonna scippata, disposta ad esporsi al gran pericolo di farsi una foto senza borsa.

Neppure le lettere delle Brigate Rosse fermano il coraggio dell’intrepido reporter. Però, meglio che l’autore sia lui stesso, non si sa mai. E veniamo a togliere il velo del vero cruccio. Il vero bandolo della matassa che giustifica anche il falso, secondo editore, direttore e lettori delle pagine di disinformazione e di autopubblicità, che tanta solidarietà e commozione avevano riscosso in queste ore.

La colpa dei pericoli cui ci si sottoponeva con il coraggioso giornalismo che si stava facendo, era da attribuirsi, secondo l’articolo scritto quando ancora si credeva alle minaccie,  tutta agli “extracomunitari che da anni bivaccano in zona. Indisturbati”, che creano “talmente tanti problemi da raccontare e denunciare per i quali ci vorrebbe, ogni giorno, una pagina intera del giornale”.

I problemi della Valbisagno, luogo di residenza dell’ex giornalista, sarebbero in linea di massima di quest’ordine, e il tentativo, seppur condotto con mezzi non proprio ortodossi, di risolverli richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica sui teppistelli disagiati di provincia, era più che nobile secondo gli ingannati lettori, che già perdonano esprimendo per i guai dell’ex reporter il doppio della solidarietà espressa quando era “sotto minaccia”. Ora il malcapitato risponderà di procurato allarme e simulazione di reato, e l’Ordine dei Giornalisti stabilirà quali provvedimenti prendere in merito alla sua appartenenza agli elenchi dell’albo. Questa è la faccenda inaudita di tutta la storia, secondo le lettere che arrivano in redazione e i sentimenti di solidarietà di molti colleghi.

Ora l’ex giornalista sostiene, in ogni caso, di esser stato onesto, poichè avrebbe ricevuto davvero delle minaccie (anche se non erano quelle, ma altre), da due settimane circa, indirizzate a lui ed alla sua famiglia. Minacce mai denunciate, perchè la scelta era poi caduta su quelle inventate.

I furfanti che impesterebbero la zona, dunque, potevano sembrare, secondo l’idea che ha ispirato il piano del reporter capaci di mobilitare le neo Br a minacciare l’intrepido per non far scrivere più nulla su di loro. Così, nessuno avrebbe saputo, in paese, degli scippi che avvenivano, secondo quello che Guzzardi pensava che i lettori dovssero pensare che gli extracomunitari avessero pensato. Se si fosse autominacciato scrivendo con il pc, non avrebbe fatto differenza, sarebbe stato scoperto altrettanto facilmente. Le impronte lasciate dal pensiero quando è poco limpido, si sa, tradiscono ancor più di quelle calligrafiche.

Sandra Korshenrich