Dalla cassazione arriva il manuale dei vizi degli italiani

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La Corte di Cassazione smachera ed evidenzia alcuni dei tanti vizi degli italiani finiti negli ultimi anni in tribunale come “cattivo comportamento” sfociato in reato. Dall’impiegato statale che timbra e va allo stadio fino ai telefoni aziendali usati per comunicare liberamente con amici.

Mentre il lavoratore “furbo” in alcuni casi ne è uscito indenne, lo stesso non si può dire delle donne ritenute più rissose dai giudici delle corte. Ad esempio una signora della capitale  rivolgendosi ad un’altra più anzianotta, le ha dato della “carampana, non più in condizioni di seguire una situazione dato il decadimento senile”. In Puglia, per una “classica”  lite  femminile, Maria si è rivolta a Giovanna apostrofandola “faccia da cavallo”. La signora in questione, ricevuta l’offesa, si è rivolta al tribunale e in Cassazione ha avuto ragione sull’ingiuria ricevuta ottenendo un risarcimento di 600 euro.

I vizi più eclatanti comunque sono negli uffici. Tantissimi casi di peculato per i dipendenti pubblici. Addirittura un funzionario statale ha usato i telefoni aziendali per duemila euro di telefonate private. Il signor Lucio O., impiegato al comune di Taurisano, nel leccese, è stato condannato a sei mesi di reclusione e a 100 euro di multa per truffa. Questo perchè aveva timbrato il cartellino lavorativo, ma era andato successivamente a vedere la partita allo stadio.

Altro capitolo sono i cani portati al parco senza guinzaglio. Colto in flagrante, un signore di Bologna è stato multato anche se il cane non aveva aggredito nessuno. Uno degli unici casi graziati dalla corte è il collega di lavoro che fa il “farfallone” con le colleghe. Toccare le colleghe “senza ebbrezza sessuale” non è certo romantico, ma la corte ha deciso che il gesto non è censurabile in quanto non c’è intenzione di “soddisfare la propria libido”.

Infine per tranquillizare tutti coloro che si sfogano durante le riunioni di condominio. Le piccole offese, se trasversali, non sono condannabili.

Giuseppe Greco

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