Honduras e Uruguay: Sudamerica al voto

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Si stanno svolgendo in queste ore, in Honduras, le elezioni farsa organizzate dal Governo di pacificazione che, dopo l’esclusione da quest’ultimo del legittimo presidente Zelaya e di tutti i rappresentanti dell’opposizione, si è di fatto trasformato in un mezzo in mano ai golpisti di Micheletti, protagonista, cinque mesi fa, di un sanguinoso golpe, ideato per evitare che il Popolo potesse esprimersi sulla convocazione di un’Assemblea Costituente per scrivere una nuova Costituzione contro le disuguaglianze sociali del Paese.

A Tegucigalpa, in queste ore, il Frente Nacional de Resistencia contra el Golpe de Estado ha denunciato numerosi attacchi dell’esercito contro media partecipativi e associazioni sospettate, dal Dipartimento di Stato, di favorire il boicottaggio delle elezioni promosso dalla Resistenza.

I risultati delle elezioni, che non vedono la partecipazione di nessun candidato dell’opposizione, potrebbero essere riconosciute dagli Stati Uniti. A questo proposito sono molti i movimenti che, su scala globale, denunciano l’atteggiamento del segretario di Stato Hillary Clinton che, ripercorrendo le orme di Donald Rusmfeld in Afghanistan, sembra voler riconoscere la validità delle elezioni come espressione di democrazia a prescindere dalle condizioni, in questo caso proprie di un regime dittatoriale e antipopolare, in cui queste si svolgono.

E’ certo, invece, che il Governo uscente da questa tornata elettorale non sarà riconosciuto dal Brasile che, nella sua ambasciata honduregna, continua ad ospitare il legittimo presidente Manuel Zelaya.

Giornata di elezioni, oggi, anche in Uruguay: dopo il primo turno del 25 ottobre scorso, infatti, con le votazioni del ballotaggio odierno l’ex guerrigliero marxista Jose Mujica dovrebbe ottenere la maggioranza necessaria a governare il Paese.
Mujica, a partire dagli anni settanta, è stato un esponente di spicco del Movimento di Liberazione Nazionale dei Tupamaros, gruppo guerrigliero di ispirazione marxista-leninista, trasformatosi poi in partito politico, all’interno del “Frente Amplio”, in seguito alla restaurazione della democrazia nel 1985.

Al primo turno Mujica aveva ottenuto il 48% dei voti, mancando di un soffio la possibilità di ottenere la presidenza dell’Uruguay già al primo turno.

Mattia Nesti

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