Home Spettacolo Pink Floyd: The Wall compie 30 anni

Pink Floyd: The Wall compie 30 anni

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Il 30 novembre del 1979 usciva The Wall, il secondo concept album dei Pink Floyd dopo Ummagamma: una monumentale doppia opera rock in cui Roger Waters, autore di quasi tutti i brani, raccontava la vicenda di Pink, un personaggio largamente autobiografico, schiacciato da un’esistenza di alienazione e solitudine, fino a costruire attorno a sè un muro metaforico. Un personaggio ispirato anche dall’ex Floyd Syd Barrett, fondatore del gruppo, che lasciò la band dopo tre anni, quando la collaborazione con gli altri divenne difficile anche a causa dell’abuso di droga. Questo disco ha sempre diviso i fan del gruppo inglese e continua a farlo. C’è chi lo considera il loro massimo capolavoro, e chi lo ritiene uno sgradito cambio di rotta più che altro commerciale.  Per la band di “Animals” e “The Dark side of the moon”, quel disco segnò l’inizio della fine. Le liti durante la registrazione non si contarono e il quartetto cessò di esistere, con l’uscita di Waters dal gruppo. L’album ebbe come brano-simbolo “Another brick in the wall”, che sbancò e scalò le classifiche di mezzo mondo. Ma ci sono anche classici come “Is there anybody out there?” o “Comfortably numb”. Pink, tra drammi personali e il successo da rockstar, finisce completamente isolato dal suo “muro”. Nel 1982 uscì anche il film “Pink Floyd-The Wall”, diretto da Alan Parker e interpretato da un allora semisconosciuto Bob Geldof, nella parte di Pink. L’album ispirò anche concerti spettacolari, con tanto di muro che veniva edificato e poi crollava. I Floyd adottarono lo spettacolare effetto in poche, selezionate città: New York, Los Angeles, Londra e Dortmund. Tutti quei concerti del Tour finirono nel doppio live “Is There Anybody Out There?: The Wall Live” (1980-1981). “The Wall – Live in Berlin”, invece, fu una performance dal vivo del disco fatta da Waters e da numerose altre rockstar a Berlino il 21 luglio 1990, per ricordare la caduta del muro, quello vero, tra est e ovest, otto mesi prima. A trent’anni di distanza, forse la cifra sonora di The Wall non è più così moderna, ma i messaggi sull’alienazione dell’uomo contemporaneo e l’inquietudine angosciosa mantengono la loro forza. Oltretutto, trent’anni dopo, The Wall è tra i pochi dischi che possano considerarsi “opera rock”, affreschi di un mondo musicale ormai scomparso per sempre e si può tranquillamente accomodare nel pantheon dei classici, in compagnia di ben pochi altri dischi. Buon compleanno The Wall. Trent’anni e non dimostrarli.

Andrea Bonino