Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Anche l’Italia verso l’invio di nuove truppe in Afghanistan

Anche l’Italia verso l’invio di nuove truppe in Afghanistan

Italy's Foreign Minister Franco Frattini

“L’Italia farà la sua parte”. Così ha sentenziato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a proposito della richiesta di invio, anche da parte dei paesi alleati degli USA nella guerra al terrorismo, di nuovi militari in Afghanistan. Dopo il discorso di Barack Obama avvenuto lo scorso 1° dicembre e la volontà americana di rafforzare la missione militare contro i Talebani con 30mila nuovi uomini, la palla passa ora agli “amici” della Casa Bianca.

Per cercare di raggiungere il numero totale di circa 40mila rinforzi indicato come necessario dal comandante statunitense Stanley McChrystal per finire il lavoro con successo, l’Europa sembra annaspare nella ricerca di soldati da far sbarcare in tempi brevi a Kabul. Il segretario della Nato, Anders Fogh Rasmussen, si dice fiducioso sulla possibilità di inviare “almeno 5000 soldati e, dopo di questi, anche qualche altro migliaio extra”. A parole tutti i principali leader europei si sono detti d’accordo sull’invio di nuove truppe, ma nei fatti molti si stanno già chiamando fuori. In primis la Francia e la Germania.

L’Italia appare invece, ovviamente, più che convinta nel dare il suo contributo. Oltre alle già citate parole del premier, arrivano quelle del Ministro degli Esteri Franco Frattini, che oggi incontrerà in proposito il Segretario di Stato USA Hillary Clinton: “Noi contribuiremo, come abbiamo già detto. In Afghanistan è in gioco la credibilità del sistema Europa, Onu e Nato”.

La questione quindi diventa: quanti saranno gli uomini che il nostro paese “offrirà” gentilmente alla causa? Alle voci che parlano di un numero di soldati già stabilito intorno a quota 1000, Frattini replica: “Niente numeri; non è il momento di quantificare”. C’è spazio anche per le previsioni sui tempi di conclusione della missione: secondo il Ministro, nel momento in cui gli afghani saranno in grado di garantire da soli la loro sicurezza si potrà attuare un graduale disimpegno, indicando il 2013 come possibile termine ultimo per un totale ritiro.

Daniele Ciprari