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Università La Sapienza: dal 2010 tagli a dipartimenti e facoltà

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Il Senato Accademico dell’Università degli studi di Roma La Sapienza ha votato un provvedimento che porterà in tempi brevi notevoli cambiamenti nella struttura interna dell’ateneo. Con 40 voti a favore e 5 astensioni, è arrivato il via libera ad una pesante ristrutturazione dell’offerta didattica che prevede drastiche riduzioni del numero delle facoltà e dei dipartimenti.

Dal 15 gennaio 2010 i dipartimenti saranno ridotti da 105 a 50, ognuno dei quali prevederà un numero massimo di docenti interni stimato tra le 50 e le 60 unità. Contemporaneamente partirà la cura dimagrante per le facoltà: le attuali 23 diventeranno – entro il prossimo ottobre – 12. Ciò sarà possibile attraverso una (non si sa quanto) sapiente opera di accorpamento.

Non esisterà più, per esempio, una autonoma facoltà di Lettere, inglobata all’interno della generica Scienze umanistiche. La sforbiciata colpirà anche le facoltà di Scienze politiche e Giurisprudenza che si ritroveranno unite sotto la stessa dicitura, così come Scienze statistiche passerà sotto l’ala di Economia. Strani “ibridi” verrebbero poi a crearsi se, come sembra, le due facoltà di Architettura sparissero per venire aggregate rispettivamente ad Ingegneria e Sociologia.

Già una settimana fa Luigi Frati, magnifico rettore dell’Università, aveva lanciato il grido d’allarme: l’ateneo più grande e frequentato d’Europa è al verde. “Con i tagli ai finanziamenti ordinari non saremo in grado di pagare gli stipendi nel 2010” aveva dichiarato Frati, paventando perfino l’ipotesi di un imminente commissariamento.

Con questa rivoluzione si cercherà di ottenere – almeno nelle speranze del rettore – “un netto risparmio sul piano organizzativo”, da considerare anche come uno sforzo di razionalizzazione e di modernizzazione dell’ateneo. Un cambiamento in meglio che, però, resta ancora tutto da dimostrare.

Daniele Ciprari