Bagnasco e il giornalismo: occorre ricordare lo scopo sociale della professione

L'ex direttore dell'Avvenire, Dino Boffo
L'ex direttore dell'Avvenire, Dino Boffo

A seguito del chiarimento della vicenda che ha coinvolto nello scorso agosto Il Giornale, e Dino Boffo, ex direttore di Avvenire, oggi il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, chiama il mondo del giornalismo ad un esame di coscienza sul proprio lavoro.

L’occasione è stata quella del convegno, in corso alla Camera dei Deputati, dell’Unione Cattolica Stampa Italiana. L’Ucsi ha promosso un “manifesto” della professione, costituito di 10 regole etiche fondamentali.

Per ammissione del direttore del Giornale, tutte le prove addotte contro Dino Boffo la scorsa estate, a seguito di un articolo dello stesso Vittorio Feltri che accusava Boffo, direttore dell’Avvenire, di passate molestie telefoniche, per le quali sarebbe stata patteggiata la pena, tacciandolo inoltre di omosessualità.

Le prove addotte da Feltri erano dubbie, e del resto il ministro dell’Interno Roberto Maroni sei era apprestato a comunicare che su Dino Boffo non esisteva alcuna schedatura presso la polizia giudiziaria. In ogni caso, Boffo fu alfine costretto alle dimissioni dalla direzione dell’Avvenire.

Oggi sappiamo (poichè la confessione costituisce prova inoppugnabile) che Vittorio Feltri aveva inventato il caso, danneggiato un collega deliberatamente, e mentito sapendo di mentire. Il motivo dell’ingegnosa architettura era di poter scrivere un articolo su Boffo in risposta ai commenti sui pettegolezzi a sfondo sessuale riguardanti il premier. Combattere, insomma, a colpi di controaccusa.

Il cardinal Bagnasco, dal canto suo, ha evidenziato cone “il nostro Paese di fronte alle grandi questioni che lo interrogano ha bisogno di un linguaggio serio e sereno, di cultura del rispetto, di passione per il bene comune”, ed ha sottolineato i pericoli di  “quando la comunicazione perde gli ancoraggi etici e sfugge al controllo sociale”.

L’ammissione arriva proprio a pochi giorni dall’altro piccolo “intoppo” che ha visto protagonista Il Giornale, riguardante la finta lettera di minaccia ricevuta da un redattore, al fine di attirare lettori e dare un’aura di eroismo alla professione, ed al modo di svolgerla. Ma questa, è un’altra storia, e ne abbiamo già parlato anche in questo giornale  (qui).

Sandra Korshenrich