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Il digitale terrestre? Crolli Auditel per la Rai

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La diffusione del digitale terrestre sta lasciando dietro di sè una scia di pesanti perdite. Ovviamente parliamo di ascolti televisivi che, stando alle stime riportate oggi da Il Fatto Quotidiano, nella sola regione del Lazio si è tradotto in un -15,9%. La percentuale è poi destinata a crescere se si prende in considerazione il campione degli over 65: il 22% di loro è infatti entrato in crisi con il tanto atteso  “switch off” (alias spegnimento) dell’analogico.

E in questo caos catodico che sta portando alla “conversione” graduale dell’intero Paese verso il satellite, a uscirne vincitore sembra essere Sky. La Tv di Rupert Murdoch infatti registra dati Auditel sempre più confortanti che si concretizzano anche in un incremento dei ricavi. L’anno scorso Sky, con i suoi oltre 2.600 milioni di euro di entrate, ha scavalcato i risultati della Mediaset e sfiorato i 2.700 milioni accumulati da “Mamma Rai“.

Ma stando alle previsioni dei tecnici, le cose potrebbero presto cambiare. Rai e Mediaset dal 2003 hanno perso l’11,4% di pubbblico, attratto ovviamnete dall’astro nascente di Sky. Nel dettaglio, è stata proprio la Rai a subire la perdita più significativa: -7,4% e a “tradirla” sono stati i più giovani: -8,7% nella fascia tra i 15 e i 34 anni e -3,4% nella fascia “baby” tra i 4 e i 14 anni.

Alla base del grave ritardo della Rai rispetto al competitor d’oltreoceano ci sarebbe la mancanza di una stabilità dirigenziale (5 direttori generali si sono succeduti in soli 6 anni) e l’assenza di un piano ben strutturato teso alla valorizzazione e al rilancio dell’offerta televisiva. Oltre che la pesante “politicizzazione” dell’emittente nazionale che rischia di mietere sempre più vittime in termini di telespettatori a vantaggio dei tanti onorevoli sedotti dai microfoni e dalle telecamere.

Maria Saporito

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