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A cent’anni dal Manifesto, nasce l’enciclopedia del Futurismo

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In occasione del centenario del Manifesto futurista, arriva la più grande opera mai realizzata dedicata alla rivoluzione culturale del primo Novecento: i Nuovi Archivi del Futurismo, lavoro in sei volumi presentati a Roma, alla Fondazione Quadriennale presieduta da Gino Agnese.
Nel 1958 la Quadriennale volle già i primi Archivi in due volumi, del cui indice analitico si occupò un giovane Enrico Crispolti. Oggi è lo stesso Crispolti, ormai divenuto professore emerito di Storia dell’Arte contemporanea all’Università di Siena, a portare avanti l’impresa dei Nuovi Archivi.
Il primo volume si occuperà di documentare i manifesti di Marinetti; il secondo dei cataloghi delle esposizioni; i restanti volumi comprenderanno le opere nella loro globalità: dalla letteratura alla pittura, dalla moda ai giornali, dal design alla musica. Il futurismo fu infatti uno dei pochi movimenti d’avanguardia “totali”, come sottolinea lo stesso Crispolti: “Non è solo pittura, scultura, poesia. È anche moda, scenografia, perfino mail-art: le cartoline di Balla erano dipinte come un piccolo quadro. Insomma, gli Archivi, questo immenso reference book, sanciscono che Marinetti e i suoi effettuarono una ricostruzione futurista dell’universo, toccando ogni aspetto della vita”.
Vengono infatti analizzate nell’opera le strategie d’avanguardia con cui il movimento reinventò tutti i campi dell’arte: dalla tecnica della compenetrazione nei romanzi, alla velocizzazione linguistica degli scritti, alla sintesi teatrale dei drammi.
Inoltre i Nuovi Archivi del Futurismo si propongono di fare maggiore chiarezza sui falsi, molto frequenti per autori come Depero o Balla, avendo avuto il movimento un carattere internazionale che andò ad intrecciare rapporti con le correnti impressioniste e cubiste francesi e relazioni con gli ambienti artistici inglesi.

Martina Guastella