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Strage Falcone: rischio riciclo per l’ordine di servizio della scorta

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La lettera è datata 1 dicembre 2009 ed è destinata al Dirigente del Reparto Scorte di Palermo e al Questore. A scriverla è Antonello Marini, assistente capo della polizia: “Il 29 novembre – comincia – mi trovavo presso l’armeria del Reparto Scorte e notavo un giovane collega avente in mano un “Pappello” di moduli in carta riciclata, quando in quel momento fui colto da un’ irresistibile necessità di ispezionare quei fogli”.

“Estrapolandone dal mazzo uno in particolare – continua l’assistente capo – con grande stupore e meraviglia condivisa dai colleghi presenti, notai immediatamente che si trattava dell’ ordine di servizio originale del 23 maggio 1992, e più precisamente l’ordine di servizio della “Quarto Savona 15” e “15 Bis”. Proprio lei  – chiarisce Marini – la Scorta del giudice Falcone, l’ordine di servizio del giorno della strage“.

Ciò che Marini e i colleghi presenti possano essersi domandato al cospetto di un tale reperto è facilmente intuibile: come può un atto di tale importanza essere destinato al riciclo? Quale carenza di mezzi o risorse (partendo proprio da quella della carta negli uffici) può giustificare la “profanazione” di un documento dalla valenza civile così forte?

“Occorre avere – prosegue Marini nella sua denuncia scritta –  oltre alla voglia di far carriera e mettersi in evidenza, anche una capacità dell’anima che si chiama sensibilità“. Quella che, a suo parere, non hanno dimostrato coloro che hanno permesso che l’ordine di servizio degli agenti che avrebbero perso la vita nel maggio del ’92  insieme al giudice Falcone e alla moglie, finisse tra la carta straccia.  “Quel foglio mi ha chiamato – conclude Marini – era l’originale ed ora è mio, perché l’ho raccolto dai rifiuti e non lo darò mai a nessuno che io non voglia”.

Maria Saporito