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Nicchi, ora si studiano i cellulari e i pc trovati nel covo

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Dopo l’arresto del superboss Nicchi, a Palermo si analizzano tutti gli oggetti ritrovati nel covo del latitante. Pc e cellulari in primis. Niente a che vedere dunque con i “pizzini” di Bernardo Provenzano. Oltre alle tecnologie elettroniche, usate comunque cautamente, Nicchi preferiva i pacchetti di sigarette, dove alle volte inseriva i foglietti con i messaggi da recapitare.

Dalle indagini delle forze dell’ordine e dalle dichiarazioni del pentito Marco Coga, tempo fa vicino al boss, è emerso che Gianni Nicchi si sarebbe fermato per poco tempo nell’appartamento in via Juvara, dove alloggiava al momento dell’arresto. “U picciuttieddu” infatti, preferiva organizzare gli incontri dal vivo, per parlare di racket e droga. Tanti spostamenti dunque e nessun luogo fisso dove stare per il boss ragazzino.

Nel capoluogo siciliano comunque, girava per pub e locali quasi liberamente. Unica precauzione, il casco integrale che indossava mentre con la sua moto sfrecciava in città. Ma la sera prima del suo arresto ha abusato un po’ troppo della sua “libertà”. Gli agenti tenevano sotto controllo la casa in quanto, dopo l’abbandono della proprietaria, era frequentata da troppe persone. La mattina dell’arresto, uno dei favoreggiatori che portava la spesa in quella casa, teoricamente vuota, ha fatto scattare la molla degli agenti che sono quindi intervenuti.

Già da domani, verranno messi sotto torchio i tabulati telefonici e gli hard disk trovati nel covo per fare più luce su questa importante figura mafiosa e per vedere il suo ruolo nelle operazioni che lo vedono coinvolto, vale a dire Perseo e Old Bridge. Attualmente Nicchi si trova al carcere Pagliarelli di Palermo, ma la Procura ha fatto sapere che sta già preparando i documenti per il carcere duro.

L’altro grande arresto invece, Tanino Fidanzati,si trova in isolamento al San Vittore di Milano. L’anziano padrino di cosa nostra, ex-re del traffico di droga, al momento della cattura nel capoluogo milanese si è spacciato per un altro. Ma non è servito a niente.

Giuseppe Greco