Polemiche bipartisan su vendita dei beni confiscati

VeltroniLa discussa norma introdotta in Finanziaria che prevede la vendita all’asta dei beni sequestrati alla mafia incontra sempre più resistenze. Bipartisan e trasversali. Se dall’opposizone è l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, ad alzare la voce per chiedere l’eliminazione dell’emendamento; anche dalla maggioranza arriva qualche “distinguo” forte e deciso.

E’ quello del vicepresidente della commissione Antimafia  Fabio Granata che, rivolgendosi in particolare al ministro Roberto Maroni, dice: “La mafia si batte anche con la coerenza dei linguaggi e con la coerenza dei segni; iniziando, ad esempio, a ritirare dalla Finanziaria quella previsione (la norma relativa alla vendita dei beni confiscati, ndr)  magari individuata non per finalità oscure, ma soltanto per fare cassa. Ma non si fa cassa – taglia corto Granata – con i beni confiscati alle mafie”.

E se Granata rivolge la sua richiesta al ministro Maroni, Veltroni invece preferisce indirizzare la sua preghiera a Giuseppe Pisanu, presidente della commissione Antimafia. L’ unico in grado di poter fattivamente “intervenire sul governo”. “Questa è una misura – afferma l’ex segretario dei democratici – che riconsegnerebbe alla mafia ciò che è stato sottratto grazie alla legge Rognoni-La Torre, ed è minoritaria in Parlamento vista la posizione che contro di essa hanno assunto anche tanti parlamentari della maggioranza”.

Le voci di Veltroni e Granata si uniscono alle tante che hanno aderito alla petizione di Libera, l’associazione guidata da Don Ciotti che ha coinvolto nella sua mobilitazione cittadini, politici, magistrati, personaggi dello spettacolo e della cultura nazionale. Compatti contro una norma che potrebbe riconsegnare ricchezze e risorse  a chi “sporca” il nostro Paese.

Maria Saporito