Vendola e Lombardo, Sicilia e Puglia: i tanti problemi del PD

dalema3La notizia di stamane che dimostra come i diktat di D’Alema abbiano sortito l’effetto sperato, portando la dirigenza pugliese del Partito Democratico a invitare Vendola a farsi da parte, è destinata a creare una polemica politica che non sarà facile placare.
Perché, per quanto Vendola avesse cercato di spazzare via le indecisioni lanciando “a freddo” la sua autocandidatura, il problema per il Partito Democratico nasce di fronte agli impietosi sondaggi. Gli ultimi in ordine di tempo, realizzati su un campione di 500 interviste condotte con metodo CAWI, mostrano che un ipotetico schieramente di centrosinistra (realizzabile solo senza la candidatura di Vendola) con PD, Idv, Federazione della Sinistra, SeL e Radicali arriverebbe a stento a toccare quota 40%, mentre PDL e cespugli annessi (Udeur, Mpa, Npsi…) si assesterebbe sul 48%.

Un 10-12% è attribuito alla Poli Bortone (fascista già militante del Movimento Sociale Italiano), probabile candidata di UDC e Movimento Io Sud.
L’idea di Massimo D’Alema è di sacrificare Vendola per portare nello schieramento di centrosinistra (anche se sarebbe ormai improprio definirlo così) quel 10-12% della Poli Bortone, per tentare un improbabile ribaltone.
Improbabile perché innanzitutto, ipotesi di voto clientelare a parte, è difficile pensare che il 100% dei voti che andrebbero all’UDC e a Io Sud qualora si presentassero in solitario, finirebbero automaticamente a favore di un candidato del PD piuttosto che all’MPA che sostiene Dambruoso del PDL.
Inoltre Vendola è stato chiaro: ha intenzione di ricandidarsi, con o senza Partito Democratico, anche a costo di fare una corsa solitaria, sostenuto solo da SeL.
Per di più la Federazione della Sinistra non accetterebbe mai di stare in coalizione insieme ai fascisti di Io Sud e all’UDC meridionale di Cuffaro (motivo per cui i comunisti sono usciti dalla giunta dopo il rimpasto di Vendola), come, probabilmente, anche l’Italia dei Valori, per quanto, a livello amministrativo, abbia fatto del trasformismo la sua cultura politica preferita.
Il bivio che si pone davanti al Partito Democratico vede da una parte la coerenza e la “morale” di berlingueriana memoria, dall’altra il tentativo di mantenere il governo della regione, costi quel che costi, anche snaturando radicalmente la propria natura politica.

Di fronte ad una simile scelta si trovano anche i dirigenti del PD siciliano. Ieri Gianfranco Micciché, esponente del PDL-Sicilia, ha lanciato sul suo blog l’ipotesi di creare, in regione, un governo Lombardo di minoranza sostenuto da MPA e PDL Sicilia e appoggiato dall’esterno dal Partito Democratico. Un “esecutivo delle riforme, più tecnico che politico“, per evitare la ricomposizione della maggioranza PDL-MPA-UDC.
“Mi risulta che il Presidente della Regione sia Lombardo e non Micciche’. – ha replicato il segretario regionale del PD Lupo – E deve essere proprio Lombardo a spiegarci, nelle sedi istituzionali, cosa intende fare, se vuole chiudere l’esperienza della maggioranza […] Lombardo ci dica se intende revocare gli assessori, figli della maggioranza dissolta e solo allora valuteremo il da farsi”.

Mattia Nesti