Home Cultura 10 Dicembre ricorre San Boris martire, patrono contro gli invasori della Russia

10 Dicembre ricorre San Boris martire, patrono contro gli invasori della Russia

San Boris

Boris e Gleb sono stati due santi ucraini, fratelli e figli di San Vladimir I, principe della Rus’ di Kiev e di Anna, sorella dell’imperatore di Bisanzio Basilio II, il Bulgaroctono.
Alcuni storici contemporanei contestano tuttavia quest’ultimo dato sostenendo la loro discendenza da madri diverse. Furono battezzati in età adulta per volere del padre con i nomi cristiani di Romano e Davide.

L’onomastico ricorre il 10 dicembre in ricordo di San Boris, principe di Kiev di Rostov, assassinato da Sviatopolk, nell’anno 1015. I principi Boris e Gleb si rifiutarono di resistere agli attacchi fratricidi del terzo fratello e scelsero di accettare la morte che quest’ultimo inflisse loro, ispirandosi alla passione di Cristo, per risparmiare al popolo la guerra civile.

San Boris, Patrono della chiesa russa, insieme al fratello San Gleb, fu canonizzato nell’XI secolo. La festa comune dei Santi Boris e Gleb, che col Battesimo assunsero i nomi di Romano e David, si celebra il 2 maggio, giorno anniversario di una traslazione delle reliquie che ebbe luogo nel 1072. La festa particolare di Boris si celebra il 24 luglio, quella di
Gleb il 5 settembre.

La loro biografia ci è narrata dalle due Vite di Boris e Gleb pervenutaci, la prima opera di San Nestor e la seconda di Giacomo il monaco. In esse si narra che Vladimir I, il primo santo ortodosso della storia della Russia, lasciò sul letto di morte il proprio regno diviso tra i suoi dodici figli. Sviatopolk, il primogenito, a cui era toccato in sorte il granducato di Kiev, si rifiutò di eseguire la decisione paterna e inviò i propri sicari nell’intento di uccidere gli altri fratelli e annettersi conseguentemente i loro possedimenti.

Boris, principe di Rostov, era il più istruito dei due, tanto che San Nestor ritiene che abbia introdotto l’altro, tramite la propria lettura, alle Sacre Scritture. Apprezzato dai suoi sudditi e dai soldati come lo era stato dal padre fu inviato dallo stesso a sedare una rivolta tra i Peceneghi, popolazione nomade insediatasi sul litorale del Mar Nero, tra il Don e il Danubio. Avvisato dell’arrivo dei sicari del fratello, fedele al motto biblico “se chiunque di voi dice di amare Dio e poi alza le mani sul proprio fratello allora è un bugiardo”, secondo le sue biografie, licenziò le sue truppe e rimase ad aspettare i propri assassini in compagnia di pochi servi sotto la sua tenda. I sicari, vedendolo sguarnito di ogni difesa, prima uccisero i servi che, fedeli al proprio padrone, si erano frapposti avanti la loro vittima, quindi colpirono Boris e, credendolo morto, lo rinchiusero dentro un sacco abbandonandolo nei pressi di Kiev il 24 luglio 1015.
Saputolo ancora in vita, Sviatopolk inviò due variaghi a finirlo i quali, una volta trovatolo, trafissero il suo cuore con una spada.

Gleb, governatore della città di Murom, morì il 5 settembre di quello stesso anno, mentre faceva ritorno a Kiev per i funerali del fratello, imbarcato su un battello che risaliva il Dniepr. Secondo gli autori delle loro Vite, messi inviati da Sviatopolk, nei pressi dello scalo di Smolensk, corruppero il cuoco di bordo e lo indussero a tagliare la gola del santo, che, come il fratello, non oppose resistenza.

Le due opere biografiche sono concordi nel raccontare come entrambi i fratelli fossero stati precedentemente avvertiti delle intenzioni di quest’ultimo dalle sorelle ma che avessero egualmente rifiutato di alzare le armi contro il fratello e sacrificando la propria vita. Successivamente Jaroslav, fratello dei due, sconfisse Sviatopolk entrando a Kiev con le sue truppe nel 1019. L’anno successivo trasportò le spoglie di Boris e Gleb nella cattedrale di San Basilio a Vyšgorod che, così come in seguito molte altre chiese russe, fu riconsacrata a loro nome.
Successivamente altre fonti, quali la saga di Eymund, sostennero che il vero mandante degli assasini dei due fosse in realtà proprio Jaroslav: questa versione è ritenuta più affidabile dagli storici contemporanei poiché da una lettura più approfondita degli eventi risalta che la morte di Boris e Gleb abbia fatto solo il gioco di quest’ultimo (e non di Sviatopolk) nell’unificazione sotto il suo potere del regno del padre.
Furono canonizzati dalla chiesa ortodossa nel 1071.

Tra le leggende devozionali più famose legate ai santi c’è senza dubbio quella che li vede apparire nel sogno di un monaco russo ordinandogli di svegliare il Principe di Novgorod Aleksandr Nevskij affinché combattesse gli svedesi che stavano minacciando Mosca. La notte prima della battaglia della Neva poi si narra fossero apparsi ai soldati del Principe, annunciando che avrebbero contribuito ad aiutare il loro devoto Aleksandr contro i nemici della patria.

Boris Corriera