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Processo Eternit: al via a Torino la prima udienza per i morti dell’amianto

Amianto

 

A Torino si apre oggi il maxi-processo Eternit, che vede sul banco degli imputati gli ex-vertici della multinazionale svizzera, accusati di omissione di cautele antinfortunistiche e disastro doloso e ambientale permanente. Sono stati chiesti 245 milioni di euro di risarcimenti. Il processo riguarda  i danni causati ai lavoratori e ai cittadini non solo di Casale Monferrato (Alessandria), ma anche di Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

Si tratta del più grande processo mai fatto in Europa sulle morti sul lavoro. Infatti sono 2800 le vittime accertate, tra deceduti e ammalati; l’esposizione prolungata alle fibre di amianto provoca il mesotelioma pleurico, un tumore riconducibile esclusivamente a questo materiale. Questa malattia ha un tempo di incubamento particolarmente lungo: si prevede il picco massimo di nuovi ammalati nel 2020.

Davanti al Palazzo di Giustizia, dove si svolge il processo, era presente stamattina una folla di delegazioni (dagli operai della Thyssen-Krupp ai minatori francesi), avvocati e giornalisti, nonchè familiari ed ex-colleghi delle vittime.

Il processo è un punto di arrivo perchè mette in luce una tragedia iniziata almeno venti anni fa; ma è anche un punto di partenza, perchè potrebbe essere un esempio e un monito per i Paesi che ancora producono amianto, come India, Cina e America Latina. In Italia manca un fondo nazionale per le vittime dell’amianto, che non sono localizzate solo nell’area di Casale Monferrato, ma anche nel Centro e Sud Italia.

E’ probabile che la prima udienza sarà interamente dedicata alle eccezioni e alla costituzione delle parti civili. Tra i primi a prendere parola, i legali della Presidenza del Consiglio hanno annunciato l’intenzione di chiedere l’esclusione della Presidenza del Consiglio come responsabile civile.

Alla fine resta solo una cifra spaventosa, da guerra più che da attività produttiva e imprenditoriale: 500.000 morti in Europa nel decennio 1995-2005.

Ivan Rocchi