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La grande attesa dei Graviano, tra speranza e disincanto

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Comunque la si voglia pensare, quella di oggi sarà una giornata importante. Al Palazzo di Giustizia di Palermo, dove si sta celebrando il processo dappello contro il senatore DellUtri (condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa), infatti, si attendono con ansia le dichiarazioni dei fratelli Graviano, i boss di Brancaccio che negli anni 90 firmarono le stragi che misero in ginocchio il Paese.

Cè chi si aspetta rivelazioni infuocate che finalmente lacereranno il velo dellomertà e restituiranno chiarezza al puzzle processuale e chi, invece, con grande disincanto, pensa che i Graviano e il pentito Spatuzza stiano soltanto recitando ognuno la propria parte nella grande commedia inscenata per complicare ulteriormente la matassa.

Quel che è certo è che Giuseppe e Filippo Graviano oggi a Palermo non ci saranno; in collegamento con i carceri in cui sono rinchiusi in regime di massima sorveglianza, i due fratelli palermitani, con ogni probabilità, centellineranno parole e smozzicheranno rivelazioni comprensibili forse solo agli addetti.  Ma in questa storia torbida e nebulosa resta da capire il motivo per cui i due fratelli di Brancaccio abbiano finora manifestato tolleranza e  comprensione per la conversione del loro ex braccio destro, Gaspare Spatuzza.

E cosa nota, infatti, che Cosa Nostra sia solita licenziare i pentiti come infami venduti e tenti in ogni modo di screditare ogni singola rivelazione da loro resa bollandola come meschino baratto per un pò di protezione. Nulla di tutto questo è avvenuto in questo squarcio dindagine in cui Filippo e Giuseppe Graviano hanno sempre dichiarato, alla presenza dei pm, di rispettare la nuova selta abbracciata da Spatuzza verso cui continuano a nutrire – assicurano – un sincero affetto.

Queste insolite aperture hanno fatto sperare in nuovi sorprendenti sviluppi. Ma forse oggi laula di giustizia di Palermo, dove sarà presente il sentore Marcello DellUtri, non rstituirà alcuna chiarezza. Forse Cosa Nostra continuerà a parlare in un codice che cronisti e spettatori decodificheranno secondo le proprie inclinazioni (e magari aspettative), senza cogliere la sostanza reale delle cose. Forse.

Maria Saporito