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Scontri a Milano per il quarantennale di Piazza Fontana

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Il corteo istituzionale (5mila i presenti) ha attraversato ieri le strade di Milano per concludersi a Piazza Fontana dove, dopo il minuto di silenzio alle 16.37, è stato letto, fra gli applausi della piazza, il messaggio del Capo dello Stato: “Continuate pure a cercare – ha scritto Napolitano – perche’ si possa recuperare qualsiasi frammento di verita’ rimasto nascosto. Spero che questa vostra ricerca, a cui debbono collaborare tutte le istituzioni, possa condurre a dei risultati’. Non significa solo chiedere riparazione ai tribunali ma chiedere giustizia e riparazione alla nazione. Dobbiamo riuscire a gettare le basi di una vita democratica per il nostro paese, che non corra piu’ i rischi terribili, che non conosca piu’ le fratture terribili che ha vissuto alcuni decenni orsono”.

Accolti dai fischi di tutti i presenti, invece, i tentativi di intervento da parte del sindaco Letizia Moratti e del presidente della regione Lombardia Formigoni, costretti a desistere e ad abbandonare il palco.
Tensione in piazza anche al momento dell’arrivo dell’altro corteo, organizzato dai centri sociali, dai movimenti degli studenti e dei lavoratori e dalla Federazione della Sinistra, che ha visto, al concentramento in Piazza Missori, la presenza di oltre 10mila uomini e donne. Il lungo serpentone, aperto dalla scritta “La Strage è di Stato – 40 anni dopo Milano ama ancora la libertà e ripudia fascismo, razzismo e omofobia“, ha attraversato le vie del centro secondo il percorso stabilito precedentemente con la Questura salvo poi decidere di tentare di raggiungere Piazza Fontana.

La decisione – spiegano gli organizzatori – è stata “spontanea, per ribadire la totale inaccetabilità della militarizzazione di Piazza Fontana, trasformata dalle forze dell’ordine in un check point, con la presenza di transenne, agenti in assetto antisommossa e camionette”. Il tutto per permettere lo svolgimento della teatrale celebrazione istituzionale.
I partecipanti al corteo hanno così deciso di tentare di sfondare il cordone delle forze dell’ordine, riuscendo, dopo alcuni momenti di tensione in cui sono volati sassi e manganellate, ad invadere la piazza, per sottolineare l’importanza della “memoria attiva”, ponendo fine alla manifestazione “ufficiale” organizzata da comune e regione.

Il vicesindaco di Milano, noto per la sua guerra, regolarmente persa, contro gli spazi sociali della città, ha parlato di “gazzarra indegna”, mentre dal Presidente del Senato Schifani sono arrivate le lacrime di coccodrillo del “ricordo commosso della tragedia“.
Il ministro della Difesa La Russa, inoltre, ricordando la strage ha voluto sottolineare l’estraneità dei fascisti del Movimento Sociale Italiano. “Almirante – ha detto La Russa – svolse un ruolo nella tenuta della democrazia”.
Lo stesso Almirante, per intendersi, che, il 10 dicembre 1969, dichiarò al settimanale Der Spiegel che “le organizzazioni giovanili fasciste si preparano alla guerra civile“.

Intanto resiste, quarant’anni dopo, il segreto di Stato su una strage di Stato.

Mattia Nesti