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A 400 anni dalla morte, una mostra celebra il genio di Michelangelo Merisi detto Caravaggio

ROMA – Una trentina di capolavori assoluti di Caravaggio, solo quelli storicamente accreditati come autografi, saranno esposti dal 18 febbraio alle Scuderie del Quirinale per la grande mostra che celebrerà il IV centenario della morte del genio lombardo. Dal Bacco degli Uffizi ai Musici del Metropolitan Museum, dalla Cena di Emmaus della National Gallery di Londra alla Deposizione della Pinacoteca Vaticana all’Annunciazione di Nancy, la rassegna presenterà al pubblico gran parte della produzione di Michelangelo Merisi, riunita insieme per la prima volta. Un’esposizione eccezionale – organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo con Mondomostre, in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali e la Soprintendenza del Polo Museale Romano (con il supporto di Cariparma) – che ha lo scopo di illustrare la summa indiscutibile del maestro seicentesco, fra gli antichi, senza dubbio il pittore più amato, capace di richiamare folle di appassionati da tutto il mondo.

Caravaggio
Caravaggio

Fare chiarezza sull’opera di Caravaggio non è cosa facile: negli ultimi anni si sono susseguiti gli annunci di ritrovamenti clamorosi, con il conseguente, acceso dibattito tra gli storici dell’arte, mentre numerose rassegne hanno sollecitato l’interesse del pubblico, spesso a sproposito. Per questo, in occasione delle celebrazioni per il IV centenario si è preferito rendere omaggio all’arte e alla tecnica insuperata di Michelangelo Merisi, prendendo le distanze dal marchio di pittore maledetto che ne ha fatto un’icona moderna, ma, a tratti, stereotipata.

La mostra si inserisce nel fitto dibattito intorno alla sua vita – che è ancora, nonostante gli innumerevoli studi e ricerche, fitta di zone d’ombra – affrontando nodi tuttora irrisolti relativi alle tecniche, alle ipotetiche collaborazioni, all’esistenza di una bottega. “La mostra alle Scuderie è Caravaggio, nel senso che le opere del Merisi esposte sono quelle cosiddette certe, su cui nessuno ormai pone questioni”, dice Claudio Strinati, ideatore della rassegna, curata dalla soprintendente Rossella Vodret e da Francesco Buranelli. “I suoi quadri sono pochi”, prosegue lo studioso, non ne dipinge più di quaranta, distinguendosi dai manieristi che invece “facevano chilometri quadri di affreschi”. Pur ribadendo quanto sia assoluta “l’unitarietà del suo stile”, Strinati ammette che sussistono momenti in cui non è chiaro “se agisce da solo o assistito fino a delegare”. Del resto, “le innumerevoli versioni della Incredulità di San Tommaso, tutte belle e tutte antiche, fanno riflettere. Alcuni soggetti sono molto replicati, altri mai”.

La selezione delle opere e l’allestimento della mostra romana sono dunque mirati a esaltare il confronto tra tematiche e soggetti uguali, una sorta di fil rouge realizzato per la prima volta grazie a prestiti eccezionali. Così accanto al Ragazzo con il canestro di frutta, si vedrà il Bacco degli Uffizi, dove Caravaggio dipinse un’altra eccelsa natura morta, due opere mai messe a confronto diretto. In ambito sacro, invece, saranno affiancate alcune delle grandi pale d’altare romane e altre del periodo siciliano, tra cui la Sepoltura di Santa Lucia, punto estremo della tragica parabola esistenziale del Merisi e le due versioni della Cena in Emmaus (dalla National Gallery di Londra e da Brera). O ancora i Musici dal Metropolitan Museum con il Suonatore di Liuto dell’Ermitage e l’Amore Vincitore dalla Gemaldegalerie di Berlino, fino alle tre versioni del San Giovanni Battista (dai Capitolini e dalla Galleria Corsini di Roma, e dal Nelson-Atkins Museum di Kansas City).

Non mancheranno opere viste più raramente in mostre temporanee, come la Deposizione dai Musei Vaticani, l’Annunciazione dal Museo di Nancy (restaurata per l’occasione in un progetto congiunto Italia-Francia) o anche l’Incoronazione di Spine dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Giuliana Ricci