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Tartaglia: non lo sopporto ma il mio è stato un gesto vigliacco

tartaglia

Nutro una personale, alta insofferenza verso Silvio Berlusconi, la sua politica e il suo partito. Sta tutto qui il movente dello scomposto gesto commesso da Massimo Tartaglia, a conclusione del comizio del presidente Silvio Berlusconi a Milano la scorsa domenica. Una frase secca e netta riferita da Tartaglia, nel corso del suo interrogatorio, ad Armando Spataro, capo del pool antiterrorismo della Procura milanese.

Con il quale, Trataglia ricostruisce gli eventi accaduti la sera del 13 dicembre in piazza Duomo. Riferisce di un presunto incontro con unamica russa (che non è mai avvenuto) e del suo arrivo in metropolitana nella piazza centrale di Milano per seguire il comizio che doveva inaugurare il tesseramento al Pdl. Ascolta Tartaglia le parole del premier e non le gradisce; poi, secondo la sua ricostruzione, si allontana per tornare a casa (a Cesano Boscone), ma viene attirato dagli ultimi slogan lanciati dal palco e dalle conseguenti contestazioni della piazza e decide di tornare indietro.

Quindi riconosce la macchina del premier e decide di attenderlo in prossimità delle transenne. Quando il presidente Berlusconi si sporge per salutare gli ultimi  sostenitori prima di salire nella vettura, Tartaglia scaglia con violenza la riproduzione del Duono di Milano comprata appena prima in una bancarella della zona. Il resto è cronaca politica che ha vinto i confini nazionali.

Interrogato ancora sul piccolo arsenale che portava con sè la sera del comizio (oltre alla miniatura del Duomo, sono stati trovati un crocifisso di 30 cm, uno spuntone in plexiglass, un pesante posacenere e uno spray urticante), Tartaglia ha risposto: Ero uscito per venire al comizio, avevo letto che nei giorni precedenti c’erano stati degli scontri e volevo potermi difendere. E quando gli inquirenti gli chiedono se al momento dellacquisto del souvenir aveva già in mente di usarlo come arma contro il presidente Berlusconi, la sua risposta è: Un po’ sì, un po’ no.

Nel corso dellinterrogatorio, Massimo Tartaglia ha dichiarato infine di aver agito da solo, escludendo qualsiasi militanza o appartenenza politica. E nonostante la nettezza delle sue affermazioni, ha in conclusione ammesso la gravità del suo gesto, definendolo un atto superficiale, vigliacco ed inconsulto. Pare che abbia voluto scrivere e indirizzare una lettera allo stesso presidente del Consiglio, nel tentativo di avanzare le proprie scuse per quellazione violenta che gli ha cambiato la vita. E sconvolto quella dellintero Paese.

Maria Saporito

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