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Tedesca uccisa sull’A3. Fermato un autotrasportatore

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Lei era Petra Shiffler, cittadina tedesca di 40 anni, separata con due figli e con una passione per i viaggi. Lui è Antonio D’Antuono, autotrasportatore di 29 anni di San Giuseppe Vesuviano (Napoli). I due si sarebbero incontrati nell’area di servizio di Cosenza Nord (lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria) lo scorso 2 dicembre.

Dopo tre giorni il cadavere di lei viene ritrovato in una scarpata dell’A3 ed è per Petra la fine di ogni viaggio. La procura di Cosenza ha emesso oggi un ordine di arresto nei confronti dell’autotrasportatore campano, accusato di aver ucciso con ripetute coltellate la donna tedesca alla quale aveva offerto un passaggio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, D’Antuono avrebbe tentato un approccio fisico con Petra che, essendosi opposta, avrebbe causato la violenta reazione dell’uomo. D’Antuono avrebbe poi percorso molti Km in autostrada e atteso il momento migliore per scaricare il cadavere lungo la scarpata. E a conclusione dell’efferato gesto, avrebbe fatto ritorno a casa senza tradire alcun risentimento o cedimento

All’ identificazione dell’autotrasportatore campano la polizia è giunta grazie alle immagini riprese nell’area di servizio nelle quali è ben ricoscibile il camion guidato dal giovane di San Giuseppe Vesuviano.

Raggiunto oggi a Gela (Caltanissetta) dall’ordine di fermo, D’Antuono ha confessato l’omicidio, ma fornito una versione diversa dell’accaduto. Secondo la sua ricostruzione, infatti, la donna, non appenna salita sul camion, si sarebbe impossessata  del coltello contenuto nel vano portaoggetti e avrebbe minacciato di rapinarlo. Soltanto allora D’Antuono avrebbe tentato di strapparle l’arma dalle mani con la quale l’avrebbe infine uccisa

Una versione che convince poco gli inquirenti, maggiormemte orientati verso la pista della violenza sessuale. Tale ipotesi sarebbe tra l’altro avvalorata dalla presenza sul volto dell’arrestato di numerosi e vistosi graffi che, con ogni probabilità, rappresentano i segni dell’ultima, disperata difesa della vittima.

Maria Saporito