Tensione alla Camera: i deputati del Pdl lasciano l’Aula prima dell’intervento di Di Pietro

482ed6e9f3a5a_zoomIn aula stamane il Ministo Maroni ha riferito in Aula alla Camera sull’aggressione contro il Premier Berlusconi.

Prima che Di Pietro cominciasse il suo intervento i deputati del Pdl hanno abbandonato l’aula. Ironico  il Leader dell’Italia dei Valori che ha dichiarato mentre i suoi colleghi si allontanavano «Rispettiamoli, non vorrei rovinare loro le orecchie con le mie parole».  Subito dopo l’intervento dove Di Pietro ha ribadito: «Noi non facciamo opposizione in odio a Berlusconi ma per amore del nostro Paese. Da quindici anni ci battiamo contro provvedimenti che offendono le coscienze. Questo crea odio, questo arma la mano istigata da problemi di una maggioranza e un governo che piegano il Parlamento a proprio uso».

La replica del Pdl non si è fatta attendere e ha portato la firma di Cicchitto: «La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità». Chiaro il riferimento al network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal «mattinale delle procure Il Fatto, da quel terrorista mediatico di nome Travaglio, da alcuni pm che vanno in tv a parlarne, da un partito, Italia dei Valori e dal suo leader Di Pietro, da qualche settore giustizialista, onorevole Bersani, del suo partito».

Spazio anche per il Pd che attraverso il suo segretario Pierluigi Bersani ha spostato l’attenzione sui rischi al: «I discorsi sul famoso clima nell’immediatezza di questi fatti sono scivolosi. Il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l’incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno». In aperto contrasto con le dichiarazioni di  Cicchetto, Bersani ha lamentato la mancanza di risposte da parte del governo e la sua fragilità istituzionale: «Pensiamo di andare avanti tutta la legislatura con 26 voti di fiducia all’anno? Parlo di qualcosa ce non c’entra con questi fatti, ma che riguarda un processo democratico che dobbiamo garantire. Credo che oggi dovremmo fermarci qui e chiedere al ministro dell’Interno una risposta più convincente su che cosa non vada nei sistemi di sicurezza e di tutela del presidente del Consiglio: ci sono stati altri episodi che hanno riguardato anche le residenze del premier. Vogliamo essere sicuri che sia ben tutelato».

Infine il Leader dell’Udc Casini, per il quale «la solidarietà è doverosa, ma diciamo no alle strumentalizzazioni o alle intimidazioni che rischiano di alimentare nuove campagne di odio». Casini si dice fermamente contrario all’ipotesi avanzata da Maroni di censurare il Web per istigazione alla violenza: «Sarebbe sbagliatissimo e ancora più sbagliata sarebbe la censura sui giornali». «Occorre isolare i violenti senza se e senza ma e, doppiopesismi e ambiguità non sono consentiti. Occorre riprendere a lavorare con sobrietà».