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Lavoratori Ispra: “Lo Stato ammazza la ricerca”

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Dal 24 novembre vivono su un tetto per protestare contro un governo che continua a ignorarli. Sono i precari dellIspra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) di Roma che chiedono a gran voce un  aiuto deciso da parte della politica per interrompere la catena dei licenziamenti che sta colpendo, come sempre accade, lanello più debole: quello rappresentato dai precari.

Da giugno a dicembre il governo ne ha licenziati già 430, ma la stima – lamentano dal tetto i ricercatori – potrebbe ingrossarsi. 

Ieri una delegazione dei lavoratori Ispra è stata convocata dalla commissione Cultura della Camera per unaudizione conoscitiva sullo stato della ricerca in Italia. Loccasione ideale per denunciare la difficoltà dellIstituto e per guadagnare quellattenzione politica finora negata ai precari della ricerca. I lavoratori non se la sono fatta scappare.

La commissione si è impegnata a convocare il ministro dellAmbiente, Stefania Prestigiacomo, per ottenere maggiore chiarezza sulla situazione specifica dellIspra. Speriamo almeno loro abbiano maggior successo degli stessi dipendenti che, lo scorso giugno, avevano indirizzato al ministro unaccorata lettera aperta.

In essa sollecitavano una migliore organizzazione dellIstituto (nato dalle ceneri dellex Apat, ex Icram ed ex Infs), proponendo per esempio la dotazione di uno statuto con obiettivi ben definiti e la messa a punto di una strategia organizzativa tesa a individuare soluzioni straordinarie per fronteggiare la difficile situazione occupazionale. Nessuna risposta è arrivata a quella missiva.

Non solo. Nel vuoto pneumatico seguito al loro appello, a fine novembre i ricercatori avevano deciso di sfidare le temperature sempre più rigide della Capitale, per avviare una nuova forma di protesta: quella che porta sul tetto delledificio sito in Via Casalotti. Il ministro Prestigiacomo si era allora riservata una settimana per meglio studiare il caso dellIspra e valutarne la possibile risoluzione, si attende ancora una risposta.

Ma i ricercatori non si sono fatti abbattere dallindifferenza istituzionale e nel frattempo hanno deciso di inaugurare un sito Internet http://www.nonsparateallaricerca.org/ in cui raccolgono materiale sempre aggiornato sulla loro mobilitazione. Cè anche un collegamento Tv che documenta la vita dei precari sul tetto e un bel video che racconta, per immagini e suoni, la difficoltà di chi vorrebbe contribuire a salvaguardare la bellezza del proprio Paese e si trova invece costretto a denunciare: Lo Stato ammazza la ricerca!

Maria Saporito