Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo Copenaghen: è empasse; cambio al vertice, presiede Rasmussen

Copenaghen: è empasse; cambio al vertice, presiede Rasmussen

copenhagen

Giornata irrequieta sul fronte dei negoziati sul clima a Copenhagen. Nessuna decisione definitiva, e manca ancora una bozza di compromesso sulla quale si dovrebbero confrontare i 125 capi di Stato e di Governo, previsti tra poche ore nella capitale danese.

A questo si accompagna un improvviso cambio al vertice; il premier danese Rasmussen ha assunto la presidenza, dopo che il ministro dell’Ambiente danese, Connie Hedegaard, ha lasciato l’incarico dopo l’accusa dei paesi africani di faziosità a favore dei paesi più ricchi e di scarsa trasparenza nei confronti dei paesi in via di sviluppo. E’ stata la stessa Hedegaard a spiegarlo ai 193 rappresentanti nel summit, la quale si limita tuttavia a giustificare la decisione presa con ragioni di natura protocollare.

Intanto è dura la reazione delle forze dell’ordine nei confronti dei dissidenti ed è alta la guardia al di fuori dei palazzi; a metà mattinata la polizia danese ha fermato circa 250 persone (tra le quali una trentina di italiani) tra i manifestanti davanti al Bella Center, sede della Conferenza Onu. A scatenare la controffensiva della polizia sarebbe stato uno scontro scoppiato vicino alla stazione di Wrestad, a circa un chilometro dal Bella Center, che ha portato le forze dell’ordine a innescare una carica della polizia e ad arrestare decine di persone. Né la polizia, né il freddo sembrano però aver dissuaso dalla protesta. Secondo le testimonianze, gli agenti hanno riservato una particolare durezza ai manifestanti che si dirigevano verso il Bella Center, non esitando a usare lacrimogeni e manganelli. Coinvolto nello scontro anche un operatore televisivo: una bottiglia lanciata da alcuni manifestanti lo avrebbe colpito in viso.

Per venerdì si prevede l’arrivo del Presidente Usa, Barack Obama, e si prevede un rush finale particolarmente sofferto. Rumors e indiscrezioni darebbero per probabile una coalizione Stati Uniti-Cina verso un rinvio del negoziato. Gli Usa non sarebbero particolarmente ostili all’accordo vincolante, ma un trattato sul clima potrebbe rivelarsi per loro problematico, almeno fino a quando il Senato statunitense non dà il via libera a una normativa ambientale. Fino a quando ciò non accade, l’atteggiamento statunitense sarà con ogni probabilità improntato all’estrema cautela. I prossimi giorni si capirà con maggiore chiarezza, chissà, forse proprio nel momento del rush finale, quale sarà l’atteggiamento negoziale degli Stati Uniti, soprattutto visto il pressing dell’Unione Europea che vorrebbe sul clima maggiori vincoli. Non potrebbe tuttavia mancare un colpo di scena del Presidente Obama, che potrebbe assumersi forti responsabilità sull’ambiente, attribuendosi in toto il merito del successo del summit.

Loredana Spedicato