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Attentato di Addaura contro Falcone: pentito accusa il boss Salvino Madonia

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Un nuovo pentito svela dei nuovi particolari sull’attentato di Addaura, che venne attuato il 21 giugno 1989 contro il giudice Giovanni Falcone ed i magistrati svizzeri Carla Del Ponte e Claudio Lehman. Stando a quanto sostiene il neo collaboratore di giustizia a piazzare le cariche esplosive nei pressi della spiaggia antistante alla villetta presa in affitto dal giudice fu il boss siciliano Salvino Madonia, che è attualmente indagato. Il nome del pentito, però, non è emerso e negli ambienti giudiziari si tende a tenerlo celato, almeno per il momento.

I FATTI correva il giugno dell’89 quando alcuni uomini di “Cosa Nostra” piazzarono ben 58 candelotti di esplosivo nelle vicinanze delle spiaggia antistante alla villa di Addaura (località siciliana, sita in provincia di Palermo), che era stata presa in affitto dal giudice. La speranza dei giudici era quella che prima o poi il magistrato avrebbe deciso di fare due bracciate e qualora l’avesse fatto le cariche sarebbero state innescate. Poi, però, per un caso le bombe non sono esplose e la mattina del 21 giugno gli agenti che svolgevano il servizio di protezione per la toga, trovarono gli ordigni esplosivi ed ordinarono l’evacuazione della villa. A disinnescare gli esplosivi, poi, furono gli artificieri.

3 ANNI DOPO il 23 maggio del 1992, però, il giudice Giovanni Falcone non riuscì a scampare alla strage di Capaci, perché stavolta i suoi sicari avevano architettato tutto nei minimi dettagli, organizzando l’impossibile per rendere inutili le auto blindate sulle quali viaggiavano il magistrato, sua moglie e la sua scorta. Falcone arrivò a Punta Raisi in aereo alle 16 e 45 e fuori all’aeroporto lo attendevano le tre Fiat Croma blindate. Le auto partono in direzione Palermo e non accendono nemmeno le sirene, perché c’era un’apparente calma, ma quando alle 17 e 58 arrivarono al km 5 della A29 vissero i loro attimi di vita: sotto al tunnel scavato sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo Capacci-Isola delle Femmine erano state posizionati 5 quintali di tritolo, che esplosero quando Giovanni Brusca, incaricato da Totò Rina, azionò il telecomando a distanza. Nell’esplosione, però, miracolosamente si salvarono i passeggeri della terza Croma.

Dorian Ulisse