Home Cultura Il Piave Mormorava: in mostra i giornali satirici delle trincee

Il Piave Mormorava: in mostra i giornali satirici delle trincee

Il manifesto della mostra
Il manifesto della mostra

FIRENZE, 18 DIC – Si intitola “Il Piave mormorava…”, la prima rassegna I giornali satirici di trincea e delle retrovie redatti durante la Grande Guerra. La mostra, che si inaugura domani, è allestita presso il Museo della Satira e della Caricatura di Forte dei Marmi: fino al 28 febbraio si potranno ammirare oltre 53 testate ‘di trincea’ e di ‘retrovia’ che forniscono un panorama di un fenomeno editoriale al quale collaborarono giornalisti/soldati ed artisti come Ungaretti e Salvemini.

La solitudine dei soldati in trincea, l’attesa spasmodica degli ordini di attacco, la logorante guerra di nervi con il nemico – attanagliato, a poche centinaia di metri, dalla stessa opprimente sensazione – furono l’humus su cui si costruì la campagna propagandistica dello Stato Maggiore dell’Esercito. Era il 1918, la guerra aveva vissuto già tante stagioni, Vittorio Emanuele Orlando e il gen. Diaz riorganizzavano le file dell’esercito e la Battaglia del Piave si intravedeva all’orizzonte, quando il “Servizio P.” (presso il Comando Supremo) si convinse che in fondo anche “ridere è guerra”: la satira dei giornali di trincea rappresenta il contributo del “quarto potere” ad una strategia che tentava di lenire l’orrore ed il logoramento delle battaglie e sollevare il morale dei soldati per motivarli all’assalto finale.

Le cifre parlano da sole: dal giugno 1918 vengono regolarmente spedite al fronte almeno 28 testate destinate alla prima linea, e una decina diffuse nelle retrovie e nelle città. Sono giornali ovviamente differenti uno dall’altro, come impaginazione, impostazione e realizzazione a stampa: c’è il semplice bianco-nero ma anche smaglianti colori. Si tratta, in media, di una stampa periodica di qualità professionale – scritta e preparata da giornalisti/soldati per i soldati – di buona realizzazione anche tipografica: non mancano, naturalmente, impostazioni e pretese più modeste e neppure certe raffinatezze iconografiche – Soffici sulla Ghirba, tanto per citarne uno. Probabilmente c’è l’Ufficio Propaganda a tirare le fila, un Ufficio che prepara spesso qualche promemoria che viene poi sviluppato dalle redazioni, ma è anche vero che gli articoli dei fanti/redattori portano, spesso, la firma prestigiosa dei molti intelletuali ed artisti che vestirono il panno grigio-verde: Pietro Jahier, Gaetano Salvemini, Emilio Cecchi, Giorgio De Chirico, Giuseppe Ungaretti, Curzio Malaparte, Salvator Gotta, Gioacchino Volpe, Ardengo Soffici.

Certo non è tutta satira, ma non sono nemmeno i soliti (noiosi) bollettini di guerra.

Giuliana Ricci