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Venezia: Un calcio alla civiltà

BauboIl meticcio ed ex randagio Baubo aveva ormai 14 anni; Era un piccolo cagnolino accolto da una famiglia benevola dalla quale aveva avuto una nuova vita, vita che non sarebbe durata ancora molto forse , data l’età avanzata per un cane,ma che non ha potuto finire naturalmente, per colpa di qualcuno che definire “persona” è forse troppo.

 Baubo e il suo padrone stavano passeggiando all’interno delle fondamenta del canale del Frari; in questo, anche un piccolo gruppo di ragazzi, se vogliamo chiamarli così. Uno di questi, ha del tutto immotivatamente scagliato un calcio alla povera bestia, un calcio talmente violento da fracassargli ben cinque costole istantaneamente; queste ultime perforando il torace hanno provocato un’emorragia interna,che ne ha causato la morte dopo una notte di sofferenze. Lo stesso gruppo di balordi si è poi allontanano come se non fosse successo niente. Il padrone, preferendo soccorrrere il suo cane, non ha neanche avuto occasione di ribattere. Ora, ovviamente è stata sporta denuncia; il commissariato ha già fatto passi avanti nel perseguire l’identificazione del “branco”, sono probabilmente quattro ragazzi e quattro ragazze.

Ma a parte la cronaca, a parte la vittima, “è solo un cane” si potrebbe dire; “certo è sbagliato, ma perchè dovrebbe interessarmi così tanto questa notizia” potrebbe chiedersi qualche lettore.

Un perchè esiste, e non è da poco. In questo caso di vittima non c’è solo il povero Baubo (che già da solo basterebbe).  C’è  anche una famiglia distrutta; per chi ha un animale in casa, se gli vuole davvero bene, un cane, un gatto, un coniglio e via dicendo è un membro della famiglia a tutti gli effetti.

 A Venezia oggi vi è una signora sconvolta da ciò che è successo, oltre al marito che ha assistito di persona ed  impotente alla tragedia. Queste persone, hanno dei figli, figli che non si danno pace da giorni ( il caso risale alla notte tra il 12  e il 13 dicembre); la bambina di 11 anni ha assistito all’agonia di  Baubo, anch’essa impotente , per tutta la notte, fino a quando è avvenuto il decesso. Viene subito da chiedersi, perchè, oltre il cane anche una bambina abbia dovuto provare tanto dolore? E perchè anche i suoi genitori? quanto soffre un genitore vedendo sua figlia soffrire?  Pensiamoci su, tutti,Si può ancora sostenere che “Baubo era solo un cane”?

Quì non è  più questione di essere animalisti, i quali vengono spesso scambiati per persone troppo fissate che non vedono e non capiscono nient’altro che qualcosa che riguardi gli animali.

Il fatto in sè è una pura violenza gratuita ai danni di quello che era un essere vivente, niente di più niente di meno.  Se qualcuno non accetta che sia data tutta questa importanza a un cane, che provi a pensare a quanto sta soffrendo ora la famiglia che lo aveva adottato, una famiglia composta da esseri umani, la specie a cui tutti apparteniamo. In più, chi garantisce che chi ha sferrato il calcio mortale alla bestiola  non abbia il coraggio di farlo anche su un uomo? su una donna? o su un bambino magari,visto che è più piccolo, piccolo come Baubo.

Siamo così sicuri che anche lui, quello che ha sferrato il calcio, faccia il discorso ” ma tanto era solo un cane”?

Siamo così sicuri che  la sua violenza non sia qualcosa di più “interno”, più radicato del semplice disprezzo per una razza(i cani) considerata da troppe persone inferiore?

Bisogna chiedersi, ogni volta che avviene un episodio simile, quali danni il responsabile potrebbe fare in futuro, tenere presente che il suo gesto probabilmente non sarà isolato, in quanto fatto con troppo disprezzo, tenere presente ancor più che lo stesso disprezzo potrebbe crescere ed estendersi ai suoi simili e infine tener presente che queste variabili vanno previste e anticipate se si vuole veramente contrastare il fenomeno della violenza gratuita  in sè, non quella sugli animali, o sugli uomini.

Per la cronaca, l’autore del crimine se dovesse essere catturato rischierebbe  fino a 18 mesi di carcere. Basteranno? Ma  forse questa è una domanda retorica.

Angelo Sanna

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