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Calcio – Pavel Nedved si dà al calci8

Andrea Agnelli e Pavel NedvedPavel Nedved ha smesso di giocare da un anno soltanto ma il suo cuore e le sue gambe non riescono proprio a stare lontano da un pallone che rotola. Nonostante abbia ormai appeso le scarpe al chiodo, partecipa alle partite del cuore organizzate dai suoi ex compagni di squadra (da Zidane a Del Piero) e ora si è dato pure al calcio a 8. Quanti di voi giocano per dovere o per piacere a calcio a 8? Quanti di voi si trovano per partitelle  in “famiglia” con amici oppure fanno veri e propri campionati agonistici semi-professionistici per tenersi in forma o per cercare di buttare giù la pancia? Molti di voi, immagino. Giovedì sera sui campi in sintetico davanti al centro commerciale “Carrefour” di Grugliasco, in provincia di Torino, davanti agli occhi di pochi fortunati s’è dipanato uno spettacolo irripetibile, tra lo stupore generale. “Ehi: ma quello non assomiglia a Pavel Nedved?”. “Ehi: ma quello corre come Pavel Nedved”. No, no. Quello è proprio Pavel Nedved!!! E che ci fa un ex Pallone d’Oro sui campetti di periferia con temperature proibitive (-3 gradi sottozero), luci soffuse, spalti deserti e palcoscenici tristissimi? Un favore ad un amico. D’altronde lui non ha mai lasciato Torino e mai lo farà. Si trova troppo bene nella sua tenuta alla Mandria, a Venaria. Casa sua. E’ diventato campione affermato e uomo al Delle Alpi e all’Olimpico, proprio nel capoluogo piemontese. E’ una questione di cuore. Ne mancava uno e si rischiava di giocare in 7 contro 8. E allora perchè non invitare lui? “Porto un mio amico, ma ha smesso di giocare da un pò. Spero sia all’altezza”. Questa, più o meno, sarà stata la battuta di Andrea Agnelli ai suoi amici di calcio a 8 con cui tutti i giovedì sera, cascasse il mondo, si ritrova a Grugliasco per giocare giusto per stare in compagnia e passare una bella serata, senza agonismo. Soltanto per la gloria, per l’onore, per goliardia, per amicizia e, soprattutto, per il terzo tempo. Quello che comincia dopo la partita, al bar. Tra birre e birrette della staffa. Ieri sera, proprio l’ex centrocampista bianconero, quasi irriconoscibile bardato tra cappellino, guanti, tutina scaldamuscoli e keeway d’ordinanza per non sentire il freddo, si aggirava tra le fila della formazione avversaria rispetto al rampollo della famiglia Agnelli. Quasi un “Amici di Andrea Agnelli” vs “Resto del mondo”. E il ceco faceva parte di quest’ultima. Lo si riconosceva dalla sua andatura ciondolante, dai suoi lanci morbidi a tagliare tutto il campo e dai suoi numeri ai danni degli avversari. D’altronde se non fa la differenza sui campetti di periferia proprio lui, chi la può fare? Unica contro-indicazione il divieto assoluto di tirare in porta. Glie l’avrà imposto il suo amico Andrea: “Ti prego: non tirare, altrimenti vincete 20 a zero” o qualcosa del genere. Il mancino di Cheb, nonostante abbia avuto più di un occasione per bucare la rete, ha sempre servito un compagno, anche se peggio piazzato. Altrimenti sarebbe stato troppo facile per lui, abituato al professionismo. Questa è Torino. Questo è Pavel Nedved. Può succedere anche questo nella capitale del Piemonte e d’intorni. Così come capita da sempre, nella vita di Pavel Nedved, di metterci l’anima. Che sia campionato, Champions League o campetti di periferia. Quanto manca la sua grinta nello spogliatoio della Juventus. Una Juventus che in questo periodo buio avrebbe bisogno della sua personalità dentro e fuori dal campo.
Andrea Bonino