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Garlasco: il dolore di mamma Rita e la speranza di papà Nicola

Rita Poggi, insieme ad Alberto Stasi, il giorno del funerale di Chiara
Rita Poggi, insieme ad Alberto Stasi, il giorno del funerale di Chiara

All’inizio non ci credevo che potesse essere stato lui. Noi ci fidavamo di Alberto: mia figlia era innamoratissima”: Comincia così la lunga dichiarazione di Rita Poggi, la madre della giovane Chiara (assassinata nella villetta di Garlasco nell’agosto del 2007), a due giorni di distanza dal verdetto del giudice che ha scagionato l’unico imputato: l’ex fidanzato della ragazza, Alberto Stasi.

“Poi, piano piano – continua mamma Rita – ho preso atto degli elementi che sono emersi, ed è stato un calvario che non finisce, una strada lunga, piena di stupore e di sofferenza. E’ stato un iter molto doloroso. E lo è ancora adesso”. Un percorso fatto di inconsolabile dolore per la morte di una figlia che non tornerà più e per l’atroce sospetto che a toglierle la vita sia stato proprio quel ragazzo che Chiara amava tanto; lo stesso a cui mamma Rita stringeva affettuosamente la mano il giorno del funerale di Chiara, nel tentativo di consolare un ragazzo investito da un dolore troppo grande.

Ma dopo due anni di processo, dopo le sentenze pronunciate in aula e “vivisezionate” dai media, a mamma Rita resta solo un’amarissima considerazione: “Purtroppo, con quello che è emerso, da quello che c’è…” dice, riferendosi al quadro indiziario che per l’accusa “inchioda” in modo netto Alberto, non le rimane molto spazio per il dubbio. Anche se fa male. E ricorda: “Lei (Chiara, ndr) era tranquilla e, se appena loro due (Chiara e Alberto, ndr) non si vedevano, si telefonavano tutti i giorni, ma tutti i giorni”.

E ancora: “Non avevano mai litigato, io l’ho sempre vista tranquillissima, fino all’ultimo, fino all’ultimo giorno che ci siamo parlati. E’ successo qualcosa all’improvviso. Non lo so che cosa”. Ricostruzioni che rendono ancora più insopportabile il peso della mancanza e più faticosa la comprensione di ciò che sia potuto accadere quel giorno a Gralasco.

Intanto, mentre la famiglia Poggi comunica di voler proseguire, alla ricerca di una  verità che – dice mamma Rita – deve a sua figlia; dalla famiglia Stasi si leva la voce del padre di Alberto :”Dopo un incubo durato due anni e mezzo – dice – questa è stata la prima vera notte di libertà per mio figlio. Però, sappiamo che potrebbe non essere chiusa qui, che sarà ancora costretto a difendersi, che questa agonia non è finita“.

“Siamo contenti per questa sentenza – continua Nicola Stasi – ma profondamente addolorati per la famiglia di Chiara. Per noi lei era come una figlia. E l’unica cosa che spero davvero è che un giorno i genitori di Chiara tornino a parlare con noi“.

Maria Saporito