Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Berlusconi, crisi e “clima d’odio”: quale opposizione?

Berlusconi, crisi e “clima d’odio”: quale opposizione?

bandiereUna settimana fa Silvio Berlusconi veniva colpito dalla statuetta del Duomo lanciata dallo psicolabile Massimo Tartaglia, scatenando così una discussione, paradossalmente mai così violenta, sul “clima d’odio” che attraversa il Paese, in cui ogni parte politica ha cercato di scaricare le responsabilità sugli altri.
Questa vuole essere una riflessione per cercare di capire, dopo i fatti degli ultimi giorni documentati dal nostro quotidiano, quale scenario dovrà affrontare, nei prossimi mesi, un’opposizione che è apparsa straordinariamente barricata su posizioni difensive; partendo dal presupposto, che ritengo largamente condivisibile, che non è mai un fatto positivo vedere la politica rimanere in balia di “ultras” urlanti.

Sarebbe ipocrita, tuttavia, pensare che un semplice appello ad “abbassare i toni” potrebbe nascondere sotto il tappeto la tensione che si vive in Italia e che da anni non aveva raggiunto questi livelli; e, a ben guardare, non sarebbe nemmeno giusto voler imporre l’anestetizzazione di un conflitto politico e sociale che non è nato dall’oggi al domani perché i vari Di Pietro o Bossi si sono messi ad urlare slogan radicali, ma che affonda le radici nella drammatica condizione sociale, economica, politica del nostro Paese.

Si sta discutendo in questi giorni, all’interno del Partito Democratico che rimane il primo partito dell’opposizione, sull’opportunità o meno di “rompere” con Di Pietro; personalmente, dopo aver seguito le vicende dell’ultima settimana, credo che sarebbe quantomai necessario che il PD, che è in fondo il principale responsabile della crescita elettorale dell’Italia dei Valori, avesse il coraggio di chiudere questa solida alleanza delle ultime tornate elettorali.
Ritengo infatti controproducente assecondare una forza politica che ha nel suo dna l’attacco alla figura di Berlusconi e non alle politiche che Berlusconi rappresenta.

Strutturare la propria azione politica sull’opposizione ad una singola persona è poi pericoloso in un contesto di tensione come quello attuale che non è, come vorrebbe far credere la destra, riconducibile a Di Pietro, a Travaglio o a Santoro:  ci sono masse di lavoratori, di precari, di studenti che attraversano un periodo difficile e che non hanno nessuna speranza per il futuro.
Far passare l’idea che tutto questo sia causato solo ed esclusivamente dalla figura di Berlusconi significherebbe alimentare ancora di più l’esasperazione, finendo per causare un odio personale nei confronti del premier che è dannoso per il Paese tanto quanto lo è per le forze di opposizione interessate a costruire un’alternativa a questo Governo.

Ma, sul fronte opposto, il Partito Democratico deve altresì muoversi con attenzione nel fare i conti con la tensione sociale esistente: aver paura delle richieste dei lavoratori e dei giovani che chiedono una mutazione radicale delle logiche che hanno portato a questa crisi, cercando così di porsi come “pompieri” nei confronti del conflitto che esplode, vorrebbe dire compiere un errore di miopia politica che già ha causato, decenni orsono, il proliferare di gruppi violenti e armati che, in un primo tempo, trovarono la simpatia delle “masse” proprio grazie alla debolezza del Partito Comunista che stava naufragando verso lidi moderati e di “dialogo” con le forze di Governo.
Oltreché, naturalmente, tradire qualsiasi proposito di “alternatività” alla destra che può realizzarsi solo nell’accogliere con onestà le parole d’ordine di lavoratori e studenti che hanno bisogno della Politica e non di vuoti slogan.

Come affrontare un simile scenario? A questo quesito dovranno saper rispondere, a partire da questi giorni, le forze di opposizione che volessero davvero riconquistare quella credibilità perduta.
A questo quesito dovranno rispondere i dirigenti del Partito Democratico e anche della Federazione della Sinistra, meno presente ma tutt’altro che irrilevante, come ha dimostrato anche l’organizzazione del No Berlusconi Day e di molte esperienza di lotta di lavoratori e studenti.

Mattia Nesti