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Berlusconi vs Fini: ecco la guerra dei sondaggi

berlusconi-finiLa settimana appena trascorsa, nonostante gli appelli di un Berlusconi modello profeta, è stata per la maggioranza tutt’altro che semplice e caratterizzata da “l’amore“.
Ad appena 48 ore dal ferimento del premier a Piazza del Duomo la scelta dell’esecutivo di richiedere il voto di fiducia sulla manovra finanziaria aveva fatto dire a Fini che questa “scelta deplorevole” era da ricondurre solo a problematiche relative al “rapporto fra governo e maggioranza“. Solo domenica mattina, d’altronde, i finiani avevano alzato la voce, chiedendo di rivedere il patto di governo.

Venerdì, poi, è uscito su Il Giornale l’editoriale di Feltri che sosteneva che con l’aggressione di Milano a Berlusconi era crollato il piano del ribaltone di Fini, causando la reazione del Presidente della Camera che ha fatto recapitare al direttore una boccetta di Valium come regalo per “festivita’ ‘serene’ senza ossessioni e allucinazioni”.

Ieri, infine, la battaglia è proseguita a colpi di sondaggi. Carmelo Briguglio, vicepresidente dei deputati PdL, ex aennino e uomo di fiducia di Fini, ha commentato i risultati di un sondaggio relativo al potenziale elettorale del Presidente della Camera: “Il sondaggio Euromedia Research, – ha spiegato – cioè di un istituto che non è un mistero essere molto vicino a Silvio Berlusconi (l’unico che, nel 2006, azzardò l’ipotesi pareggio, ndr), attesterebbe che Gianfranco Fini avrebbe il gradimento del 36,3 per cento degli elettori del PdL che a sua volta viene testato al 39,1 per cento. Si può concludere quindi che, solo con il gradimento dentro il PdL, Fini, da solo e senza calcolo d’incidenza sul resto dell’elettorato italiano, sul mercato elettorale è accreditato di oltre il 14 percento, quindi oltre la classica percentuale di An che si aggirava intorno al 12 per cento”.

“Resta sempre da chiedersi – ha aggiunto – perché venga fatto circolare e pubblicato sul “Giornale”, un sondaggio accompagnato da commenti che vorrebbero mettere in cattiva luce Fini e provare a pescare nel torbido per pregiudicare i rapporti tra i due cofondatori del PdL”.

Proprio Il Giornale, infatti, prima del velenoso scambio di regali fra Feltri e il Presidente della Camera, aveva rivelato di aver in mano un sondaggio secondo cui Fini, qualora avesse deciso di abbandonare il PdL per correre in solitario, non sarebbe andato oltre il 7%.
E, nel frattempo, le parole di Casini mai smentite su possibili “grandi sorprese” anche a destra, in caso di realizzazione di un fronte democratico contro Berlusconi, pesano come macigni nei delicati equilibri interni Governo.

Mattia Nesti

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