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Polonia: targa di Auschwitz rubata, frontiere blindate

auschwitz-birkenau-the-gate_zoomQuello che è successo nella notte dell’altro ieri ha lasciato dello stupore non solo in Polonia, ma in tutto il mondo, perché un motivo plausibile per spiegare il gesto malsano non c’è. Nessuno ha ancora capito chi o cosa abbia spinto dei “banditi” a rimuovere l’insegna, che era stata posta all’ingresso dell’ex campo di concentramento di AuschwitzBirkenau, sulla quale c’era scritto “Arbeit macht frei”, che tradotto letteralmente vuol dire: “Il lavoro rende liberi”.

Il gesto è stato visto come una sorta di affronto dal governo polacco, che nelle ultime ore ha disposto una serie di controlli straordinari. Un’operazione di recupero che ha per obbiettivo principale riportare la targa al suo posto, infatti, sono stati rafforzati i controlli sia ai confini, che negli aeroporti. Tutto per non permettere al simbolo dell’ex campo di concentramento di Auschwitz di lasciare il paese.

Di sicuro, inoltre, gli autori della “bravata”, se così la si può definire, qualora venissero presi, pagheranno per il loro gesto, che non ha precedenti in Polonia. Particolare, questo, che è stato reso noto dalle forze dell’ordine polacche subito dopo il furto.

LA STORIA il campo di concentramento di Auschwitz si trova a circa 60 chilometri ad ovest di Cracovia e venne realizzato dai nazisti per attuare il loro piano di sterminio. Infatti, il complesso concentrazionario svolse un ruolo a dir poco fondamentale nella cosiddetta “soluzione finale della questione ebraica”, perché diventò in poco tempo il più grande ed efficiente campo di sterminio tedesco-nazista. A dire il vero, però, definire Auschwitz un solo campo di concentramento è errato, perché con quell’appellativo si intendevano tutti i lager che i nazisti costruirono nei pressi della cittadina polacca di Oswiecim, dove i principali lager erano tre: quello di Auschwitz I, meglio conosciuto come “Stammlager”, dove morirono circa 70.000 persone, per lo più intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici. Il secondo era Birkenau, il campo di sterminio, nel quale persero la vita circa un milione di persone, per lo più ebrei e zingari condotti alle camere a gas immediatamente dopo il loro arrivo. Infine l’ultimo dei principali lager era il Monowitz, un campo di lavoro, che ospitò fino a 12.000 internati.

Oggi quel che resta del complesso di Auschwitz è patrimonio dell’umanità.

Dorian Ulisse