Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Cronaca: Ultime Notizie di Cronaca Il sogno del ponte di Messina

Il sogno del ponte di Messina

ponteSi farà o non si farà il ponte sullo stretto? Si avrà finalmente quest\’unica grande via trans/europea che da Berlino arriva a Palermo, passando per  tremilatrecento metri di luce sullo Stretto.  Un sogno economico ma anche ingegneristico che però in questi anni è rimasto tale.  A scendere dal mondo dei sogni con i piedi per terra dovrebbero aiutarci gli studi preliminari (1986 e 2003) che proiettavano le loro ipotesi fino al 2012.
Oggi quelle previsioni le possiamo confrontare con ciò che è successo: le previsioni sulle magnifiche sorti e progressive dell’economia siciliana stimavano 8 milioni di passeggeri sullo Stretto nel 2000, 9 milioni 700mila nel 2012 (un aumento del 20 per cento su base annua nel caso di una crescita economica bassa) oppure 12 milioni 300mila in caso di crescita economica alta (un aumento 52%).

Queste stime si sono rivelate sbagliate per più motivi. Prima di tutto la crescita economica è stata di molto inferiore a quella prospettata:  ad un Pil previsto del 4,4% nell’ipotesi migliore e dell’1,7%, nell’ipotesi peggiore si è avuto nel periodo 2001-2007 un valore dello 0.9 %.
In ogni caso, in tutti questi anni, il traffico marittimo delle merci sullo Stretto è sempre diminuito mentre è cresciuto l’export via mare da Palermo, Trapani, Catania, Messina e, ovviamente, da Gioia Tauro. È per mare che le merci arrivano da e per il Nord e si presume che tanto più si svilupperà il gigantesco cantiere che metterà sottosopra Scilla e Cariddi, tanto più questa tendenza si approfondirà.
Tutto questo alimenta due tipi di preoccupazione. La prima: il Ponte potrebbe diventare un grosso business per le mafie delle due sponde sinergicamente interessate al controllo del territorio, alla copertura del traffico di droga , alla gestione dei posti di lavoro. E ci sono attività come il movimento terre, gli espropri, il ciclo del cemento e i servizi ai cantieri che sono particolarmente a rischio perché settori tradizionalmente infiltrati da organizzazioni. La seconda: i costi sono ora ripartiti al 40% per lo Stato e al 60% per i privati. Ma se il Ponte fallisse chi si assumerebbe il passivo? Alla fine l’intero costo potrebbe finire a carico del debito pubblico e dei contribuenti.

St.C.