Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Napolitano: sì alle riforme, ma non attaccate le istituzioni

Napolitano: sì alle riforme, ma non attaccate le istituzioni

1254_napolitanoIl Presidente della Repubblica ha avuto oggi presso il Quirinale un incontro con alte cariche dello Stato, analizzando la situazione politica in cui versa il nostro Paese. “Abbiamo il dovere di prevenire – ha detto a proposito dell’aggressione a Berlusconi – ogni degenerazione verso un clima di violenza. Nessuno può sottrarsi specialmente dopo quel che è accaduto a Milano domenica scorsa”.

Napolitano ha poi spiegato che anche se si registra “una conflittualità che va ben oltre il tasso fisiologico delle democrazie mature“, l’Italia “non è un paese diviso su tutto” e che, in riferimento al tema delle riforme istituzionali, si deve stare attenti a “non lacerare quel fondo di tessuto unitario vitale e condizione essenziale per affrontare i problemi“. Ha poi citato, a titolo di esempio, l’approvazione del federalismo fiscale che, proposto dalla Lega e sostenuto dal Governo, ha incassato in aula i voti favorevoli dell’Italia dei Valori e l’astensione del Partito Democratico.

Per il Capo dello Stato il tema delle riforme istituzionali “non è un aspetto secondario”, poiché sono fondamentali per lo sviluppo del Paese, ma è in ogni modo inaccettabile che si attacchi il Parlamento o la Corte Costituzionale che esprime un parere sulla costituzionalità delle leggi, “affidato in Italia come dovunque a una istituzione indipendente, al cui giudizio è rimessa, la si condivida o no, la valutazione conclusiva”.
Una risposta netta alle dichiarazioni di Bonn del premier che aveva minacciato di cambiare da solo la Costituzione per togliere poteri alla Corte, al Parlamento e ai magistrati. Una replica che Napolitano ha saggiamente conservato per non alimentare, la scorsa settimana, il clima di tensione che ha attraversato tutto lo scenario politico.

Napolitano è poi tornato ad auspicare che la politica intraprenda la strada percorribile dell’unità per decidere le regole, rammaricandosi per “il clima che non è ancora favorevole” e il Parlamento “compresso” dal continuo utilizzo, da parte del Governo, di decreti legge e voti di fiducia, più volte criticati anche dal Presidente della Camera Fini.
Le ponderate parole del Capo dello Stato tracciano così i contorni di quello che potrebbe essere il terreno di incontro fra maggioranza e opposizione, lasciandolo però vuoto di qualsiasi contenuto; le aperture di D’Alema al confronto con il Governo, cui l’ex Presidente del Consiglio lavora da tempo attraverso la sua fondazione e Fare Futuro di Fini, palesano la volontà di una parte rilevante del Partito Democratico, di cui fa parte anche l’area veltroniana per quanto intenta a gridare all’inciucio dopo aver incarnato per mesi la politica del “ma anche”, di decidere insieme al Governo le nuove regole della democrazia.

La questione fondamentale, però, non è capire se è possibile o meno che le due maggiori forze politiche del Paese abbiano intenzione di “dialogare”, quanto piuttosto quali siano i punti di contatto fra il Partito Democratico e il Popolo delle Libertà. Perché se le riforme istituzionali nate dal dialogo portassero a svuotare ancora maggiormente i poteri del Parlamento, rafforzando il sistema maggioritario bipolare e il ruolo del Presidente del Consiglio, andremmo inevitabilmente incontro ad un processo che romperebbe definitivamente i legami, già fortemente compromessi, fra la società e la politica, fra la realtà dei cittadini e dei lavoratori e i “palazzi del potere”. Un pericolo, quest’ultimo, che Napolitano ha fino ad oggi fatto finta di non vedere.

Mattia Nesti