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È uscito “The name of love”: dal Vangelo di Luca a “One”, quanto la Bibbia ha ispirato gli U2?

imagesCAU9AM8V“The name of love” è il titolo del libro uscito per Arcana, in cui il giornalista Andrea Morandi mostra e dimostra come e perché c’è un filo sottile che lega la risonanza liturgica dei testi degli U2 ad alcuni episodi biblici.
Morandi spiega e argomenta come Bono sia stato influenzato dalla Bibbia sin dai primi testi, nel 1979, nel corso degli anni Ottanta, in dischi come October o War e fino al’ultimo album, No line on the horizon, in cui vengono riportati i versi del Magnificat del Vangelo secondo Luca e il salmo 92.

“I Salmi di Davide sono le cose che continuo ad amare di più della Bibbia”, ha spiegato Bono. “Quando avevo dodici anni consideravo David una rockstar, le sue parole erano per me una sorta di blues primordiali che si rivolgono senza alcun timore a Dio”.
E nelle 137 canzoni analizzate dal libro (da I will follow, primo pezzo dell’album Boy, all’ultima Cedars of Lebanon), i riferimenti alla Bibbia sono motivati e contestualizzati, lasciando trasparire un lungo lavoro di ricerca: dai salmi a l’Ecclesiaste (in The Wanderer), dal Libro di Giobbe alle Lettere di San Paolo ai Corinzi (in Gone) e l’Esodo, dagli scritti del profeta Isaia e quelli di Abacuc: il giornalista rintraccia , attraverso un’analisi comparata approfondita e accurata, il legame che riporta i test della rock band irlandese più amata alla versione inglese delle Sacre Scritture, non dimenticando che nei testi di Bono non c’è soltanto religione, ma anche storia, filosofia, cinema e politica.

Martina Guastella