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Fiat: le reazioni di politica e sindacati alle parole di Marchionne

fiomMartedì Marchionne aveva confermato l’intenzione di Fiat di non produrre più auto, a partire dal 2012, nello stabilimento di Termini Imerese. Ieri gli operai del Lingotto sono scesi in piazza in tutta Italia, e in queste ore i lavoratori di Pomigliano trascorreranno la notte di Natale occupando il municipio.

Guglielmo Epifani, commentando le parole di Marchionne, ha dichiarato, in merito alla possibilità che un’altra industria possa rilevare lo stabilimento di Termini Imerese, che “non possiamo aspettare due anni che arrivi il cavaliere bianco dalla Cina. Dobbiamo chiedere a governo e Fiat di non sfuggire alle loro responsabilità in Sicilia”.
“Non è normale – ha aggiunto il segretario della Cgil – che in un settore tanto importante ci sia un solo produttore. Sono state superate le rendite di posizione in tanti altri campi, pubblici e privati, e sarebbe positivo che anche nell’automobile si arrivasse a una situazione di maggiore competizione tra costruttori”.

E mentre il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha annunciato la convocazione, a gennaio, di un tavolo di confronto con la Regione Sicilia, la Fiat e le parti sociali, il senatore del Partito Democratico Giuseppe Lumia, eletto nella circoscrizione sicula, ha scritto sul suo sito web che “ad oggi la Fiat è l’unica casa automobilistica in Europa che ha deciso di chiudere uno stabilimento nel proprio Paese. […] Termini Imerese gode di un’ottima rete di collegamenti […] potrebbe diventare a pieno titolo il principale polo automobilistico del Mediterraneo”.

Più dure le parole pronunciate dalla Federazione della Sinistra, negli ultimi mesi presente in diverse vertenze degli operai Fiat. “E’ necessaria, subito, una durissima risposta di lotta. – ha spiegato il segretario regionale – Quest’altro gravissimo passo nella desertificazione industriale della Sicilia e del Sud è un costo non sopportabile in termini occupazionali e di prospettive di sviluppo”.

Per gli operai di Termini, intanto, inizia la Cassa Integrazione che terminerà il 7 gennaio, per poi riprendere tra il 25 e il 30 gennaio. Ma a preoccupare maggiormente gli oltre 3mila operai è naturalmente la prospettiva della chiusura decisa dal Lingotto, che va a sommarsi alle drammatiche conseguenze della crisi economica.
I lavoratori, nonostante il forte attaccamento al marchio Fiat, fanno intendere che a questo punto accetterebbero di buon grado anche un nuovo proprietario straniero, pur di mantenere il posto di lavoro. Anche perché l’ipotesi della “riconversione”, auspicata, su scala nazionale, anche dalla Federazione della Sinistra e, parzialmente, dal Partito Democratico, non sarebbe strutturata a favore del lavoro e dell’ambiente, ma, citando le parole di Marchionne, verso la produzione di “non si sa cosa”.

“(Marchionne, ndr) avrà pure salvato la Fiat, – spiegano dalla sede siciliana della Fiom – ma non si può permettere di mortificare la dignità di tremila persone che hanno contribuito a fare grande questa azienda che ha avuto tanto dai governi. La nostra risposta sarà decisa”.

Mattia Nesti

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