Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo Terrorismo: Al Qaida diffonde una foto shock dei connazionali rapiti in Mauritania

Terrorismo: Al Qaida diffonde una foto shock dei connazionali rapiti in Mauritania

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Il sospetto che il sequestro del nostro connazionale Sergio Cicala e di sua moglie Philomenee Kaberee, fosse opera di una qualche cellula di Al Qaida, era circolato fin dalle prime ore del rapimento dei due avvenuto in Mauritania.

Adesso sembrerebbe che arrivi direttamente la conferma da parte del gruppo terroristico che tiene in mano i due coniugi.
Ieri infatti un messaggio audio è stato consegnato dai probabili rapitori al tv araba Al Arabiya, che poche ore fa lo ha trasmesso.
Nel messaggio diffuso dalla televisione satellitare, si sente la voce di un uomo che si qualifica come Slah Abu Mohammed, portavoce del gruppo Al Quaeda per il Maghreb, formazione che avevamo già indicato come probabile autrice del rapimento di Sergio Cicala e della sua signora.
La voce parlante nel rivendicare l\’azione sottolinea anche le motivazioni alla base del sequestro: colpire il governo italiano per i crimi compiuti in Iraq e Afghanistan.

La notizia della rivendicazione è rimabalzata attraverso il sito della tv Al Arabya, la quale all\’articolo di spiegazione allega anche uno fotografia in cui compaiono un gruppo di terroristi con il volto travisato e, in primo piano, un uomo e una donna, quest\’ultima con il volto oscurato. L\’uomo è stato riconosciuto come Sergio Cicala, l\’italiano rapito. La donna è probabilmente la signora Philomenee Kaberee.

Chiaramente il messaggio, foto dei sequestrati e il timbro di Al quaeda hanno fatto crescere i timori della famiglia di Carini di Sergio Cicala. La figlia del pensionato ha rivolto un appello al ministro degli esteri frattini affinchè siano intavolate trattative con i rapitori. La Farnesina dal canto suo sembra proseguire con la strategia del silenzio, chiedendo ai media di limitarsi a riportare i fatti certi senza fare deduzioni che potrebbero far saltare il lavoro che si sta svolgendo.

Enzo Lecci