Prosperini e Gariboldi: no alla scarcerazione.

Le tangentopoli lombarde vedono nell’arco di sei giorni due respingimenti delle istanze di scarcerazione che riguardano Rosanna Gariboldi (per l’inchiesta MonteCity Santa Giulia) e Piergianni Prosperini (per la presunta tangente da 230mila euro pagata da Lagostena a Prosperini per ottenere un appalto da 7,2 milioni). Natale in cella dunque per l’ex assessore provinciale di Pavia, moglie del deputato PDL Abelli, e per l’attuale assessore regionale a Sport e Turismo, famoso per le sue incursioni e invettive contro immigrati e meridionali sulle frequenze delle tv locali lombarde. Per la Gariboldi, arrestata il 20 ottobre scorso nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità della bonifica dell’area Montecity-Santa Giulia con l’accusa di riciclaggio, il GIP Fabrizio D’Arcangelo non firma la scarcerazione in quanto individua un pericolo di recidiva da parte dell’indagata.

Allo stesso modo Piergianni Prosperini vede respinta la sua istanza di scarcerazione dal GIP Andrea Ghinetti perchè Prosperininon dà coerenti spiegazioni sulle numerose conversazioni intercettate”. Spiegazioni che, come si legge nel’ordinanza, sembrerebbero poco credibili e che non troverebbero nessun riscontro che possa renderle attendibili. Rosanna Gariboldi finisce in carcere dopo la ricostruzione dei due pm Pedio e Ruta, secondo cui l’ex assessore provinciale di Pavia avrebbe fatto transitare tra il 2001 e il 2008 circa 3,5milioni di euro su un suo conto a Montecarlo, provenienti da una delle holding, precisamente la Green Holding, dell’imprenditore Giuseppe Grossi.L’imprenditore sarebbe legato a doppio filo alla Gariboldi perchè, secondo l’accusa, avrebbe accantonato fondi neri per 22milioni di euro creati sovrafatturanado le operazioni di bonifica facendo transitare i soldi su società off-shore domiciliate presso paradisi fiscali. Come scrive Dario Ferri su Giornalettismo, Giuseppe Grossi è Il capo della Sadi, impresa di bonifiche ambientali per aree ex industriali, come recita il suo curriculum on line, è nato a Milano ed è diplomato in ragioneria. E’ presidente di Green Holding, a.d. di Rea e Smarin, amministratore unico della Noy Engineering e presidente della Noy Ambiente: tutte imprese del settore ecologia, ovvero “specifiche società di scopo che si occupano di smaltimento rifiuti, bonifiche ambientali, depurazione e produzione di energia”. Alle quali affianca l’Alfa Alfa, la Plurifinance e la Newscons (immobiliare), e la carica nel Credito Bergamasco. Ma l’imprenditore ecologista non è finito nei guai per le troppe cariche. Ci si è infilato a causa dichiarazioni dei due ex finanzieri finiti a loro volta in carcere ad agosto. Dalle confessioni di Giuseppe Anastasi e Paolo Pasqualetti, infatti, la Procura di Milano è arrivata all’imprenditore che, attraverso amici e loro familiari usati come prestanome, elargiva anche grossi finanziamenti ai partiti politici. Non solo.

Anastasi, infatti, ha raccontato di aver effettuato direttamente dei versamenti a politici di Forza Italia, su mandato di Grossi che poi gli restituiva il denaro in contante. In più, dice l’Agi, sono stati regalati a destinatari misteriosi – annotati in file informatici – orologi per una spesa di 6,5 milioni di euro: ogni pezzo ne costava 200 mila. Grossi pensava a tutti: contattava i militari e passava loro dei bigliettini con tutte le informazioni, destinatario, entità dell’importo e data entro cui portare a termine il servizio. Le accuse nei confronti di Prosperini e Lagostena Bassi sono di corruzione, turbativa d’asta e truffa. Sui conti elvetici di società fiduciarie riconducibili all’assessore regionale sarebbe infatti transitata una tangente da 230mila euro per favorire il gruppo Profit di Raimondo Lagostena Bassi in una gara d’appalto da 7,2milioni di euro. Secondo i GIP e anche secondo le intercettazioni, pare che Prosperini maneggiasse fondi della Regione cosicchè gli investimenti pubblicitari siano indirizzati alle televisioni che lo ospitano nelle tribune politiche e che passano i suoi spot elettorali. L’inchiesta nacque in seguito alla ‘tangentopoli lariana’ che nel febbraio 2008 portò agli arresti domiciliari il consigliere regionale lombardo di Forza Italia, Gianluca Rinaldin. Il nuovo troncone d’indagine che avrebbe raggiunto i tre coinvolti negli ultimi arresti riguarda una gara d’appalto vinta ritenuta pilotata del 23 maggio 2007. I vincitori furono proprio il gruppo di Lagostena Bassi e del consulente Massimo Saini, il quale è in attesa dell’udienza di domani mattina per la scarcerazione.

Luca Rinaldi